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In un'Italia di furbetti, di privilegi e di corrotti i ricercatori del Cnr continuano a protestare per avere riconosciuti i loro sacrosanti diritti

In un'Italia di furbetti, di privilegi e di corrotti i ricercatori del Cnr continuano a protestare per avere riconosciuti i loro sacrosanti diritti

Nessuno vuole essere populista o fare discorsi da bar ma nel narrare la storia dei ricercatori del Cnr e nel conoscere quanti furbetti, imbroglioni e cialtroni in questo Paese continuano a godere di immensi ed ingiusti privilegi vi è veramente da annichilirsi e da consigliare ai giovani di andare via il più lontano possibile da un Paese in degrado che massacra e oltraggia i cervelli e i meritevoli.

Non vi è politico che, a parole, non abbia sempre affermato che è necessario valorizzare la ricerca, i cervelli, i giovani capaci e preparati, ma poi, nei fatti accade sempre e solo il contrario. Da più giorni la sede di Rende del Cnr, istituto prestigioso ed importante, è occupata da decine di precari che hanno organizzato una partecipata assemblea con precari provenienti dagli altri centri di ricerca calabresi.

"Il 40% delle risorse umane del più grande ente di ricerca italiano, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), circa 4500 su un totale di oltre 11500 dipendenti, svolge da decenni attività di ricerca scientifica in Italia  - si legge in un documento stilato al termine della partecipata assemblea - con forme contrattuali che la legge definisce precarie e atipiche. Tra questi lavoratori precari, 2000 hanno un contratto a tempo determinato, mentre i restanti 2500 lavorano con contratti distribuiti fra assegni di ricerca e Co.co.co."

"I dati non considerano anche altre forme di retribuzione come le borse di studio. Con l’assemblea permanente indetta dai precari delle 11 sedi del CNR della Calabria viene ufficialmente presidiata, dal 1 dicembre 2017, anche l’area della ricerca del CNR di Cosenza. Se le regole delineate dal decreto Madia per la stabilizzazione dei precari delle pubbliche amministrazioni potrebbero rappresentare l’occasione per superare il precariato cronico in cui versano gli enti di ricerca, le misure in legge di bilancio non consentono le stabilizzazioni previste, per le quali servirebbe uno stanziamento ad hoc di soli 120 milioni di euro."

"Dopo aver occupato varie sedi del Cnr la nostra protesta continua, raggiungendo il culmine con un presidio di tutti i precari uniti davanti al Parlamento in occasione della votazione alla Camera sugli emendamenti alla legge finanziaria che riguardano il finanziamento dei piani attuativi del Decreto Madia".

Redazione

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