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Sabato, 24 Febbraio 2018 00:59

Sempre più in crisi il mondo del giornalismo, sciopero all'agenzia di stampa Askanews dopo la richiesta di 50 esuberi e cassa integrazione al 70%

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Il mondo del giornalismo vive oramai da più tempo una crisi senza precedenti. Crisi che attanaglia il mestiere di giornalista in tutte le sue forme. Nella giornata di ieri si è consumata una giornata di sciopero dell'agenzia stampa nazionale, Askanews. Uno sciopero preceduto da un comunicato del Cdr dell'agenzia stessa nel quale si “denuncia il comportamento inaccettabile dell’azienda, che ha deciso di procedere unilateralmente con una brutale richiesta di cassa integrazione al 70%, dichiarando esuberi pari a due terzi dei giornalisti”.

“La mossa intimidatoria”, continua la nota “si abbatte su una redazione che responsabilmente, tramite lo stesso Cdr e la delegazione sindacale, ha mostrato un costante impegno per cercare soluzioni sostenibili, alla grave crisi causata dalla mancata definizione della gara sui servizi giornalistici avviata dalla presidenza del Consiglio”. “Viene chiesto ai soli giornalisti di farsi carico dei problemi finanziari dell’azienda che pretende una percentuale di cassa che di fatto azzererebbe l’attività”, evidenzia ancora il Cdr per il quale “questo atteggiamento mette a rischio il futuro della stessa Agenzia”.

“La decisione di chiedere questo taglio draconiano del costo del lavoro, a quanto sostenuto dai vertici aziendali, è legata a doppio filo all’attuale mancata assegnazione di un lotto della gara. Era questa la tutela dei posti di lavoro che intendeva il ministro Luca Lotti quando ha lanciato il bando di gara europeo a maggio scorso?” “Il 70% di Cigs, ovvero esuberi su due terzi del corpo redazionale, sono numeri inaccettabili e incompatibili con l’affermazione aziendale secondo cui “l’agenzia, nonostante la riduzione temporanea dei redattori, continuerà a svolgere un lavoro di agenzia di stampa generalista”. Il Cdr - si legge in conclusione - respinge ancora una volta il paradosso che siano i giornalisti a pagare il proprio stipendio, così falcidiato, e senza che gli imprenditori facciano la loro parte”.


Fonte: primaonline.it

 

 

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