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Venerdì, 23 Febbraio 2018 00:05

Senza sosta il calo demografico, oggi Cosenza (67.525 residenti) e Rende (34.823) insieme (102.525) sono di meno della sola città Bruzia nel 1981 (105.234 residenti)

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Nel 1981 Cosenza conteggiava oltre 105.000 abitanti e Rende si avviava a superare i 20.000. Oggi con l'inesorabile calo della popolazione dovuto al più basso tasso di natalità d'Europa che si associa al tristissimo ed inesauribile fenomeno dell'emigrazione giovanile la città di Cosenza con i suoi 67.702 residenti al 31 dicembre 2017 e la cittadina di Rende con i suoi 34.823 residenti per un soffio superano i 100.000 abitanti, infatti sono, per essere precisi, 102.525. Una cifra esigua, molti sono i comuni non città capoluogo che superano tale cifra. Infatti anche pensando ad una riunificazione di un comune unico fra Cosenza e Rende sarebbe sempre e comunque una piccola cittadina, almeno dal punto di vista demografico.

L'andazzo segue quello dell'intera regione Calabria oramai al di sotto dei due milioni di abitanti con 1.970.000 residenti ma con non più di 1,800.000 abitanti effettivi essendo molti i residenti che conservano la residenza in Calabria ma che, nei fatti, vivono e domiciliano in altre regioni per motivi di lavoro. Un abbandono della Calabria incessante e quotidiano che ha ridotto il popolo calabrese da un popolo di anziani e pensionati. Infatti su 1.800.000 abitanti effettivi ben 800.000 percepiscono una pensione. L'unica realtà che continua ad alimentare una economia allo sbaraglio ed in profondissima crisi che la differenzia dalle altre regioni dove si intravedono spiragli di ripresa. Una enorme platea di pensionati sui quali vivono i loro figli ed i loro nipoti.

Una realtà di 1.800.000 abitanti dei quali in soli 400.000 possono vantare un posto di lavoro stabile e duraturo. Ma ancor più deve far riflettere l'età media dei calabresi giunta ai 55 anni. Una età media avanzatissima a differenza dell'età media dei cinesi, 34 anni e dell'India, addirittura 31 anni. Un popolo di anziani che non si cimenta più nella nascita dei figli e che porta le nuove generazioni ad emigrare. Fra un decennio la popolazione calabrese si ridurrà a 1.400.000 abitanti dei quali 1.000.000 di pensionati senza più giovani e on la conseguente chiusura di almeno la metà degli istituti scolastici. E tutto questo nel silenzio assoluto mentre i calabresi anziani ed ostinati continuano a votare coloro i quali hanno distrutto finanche la speranza delle nuove generazioni e li hanno costretti ad emigrare altrove.

In un irragionevole e deleterio comportamento oramai incomprensibile ed autolesionista che non può essere più compreso e tollerato. Ma purtroppo il dramma della Calabria sono e saranno sempre i calabresi, e, quindi, irrisolvibile. Solo quando, fra qualche decennio, la Calabria si quasi estinguerà demograficamente e non saranno più in vita le generazioni che hanno vissuto di clientelismo, politica e prebende, cioè le vecchie generazioni che ancora credono alle balle dei politici professionisti, forse, solo allora, si potrà ricominciare da zero con i pochi giovani che vi rimarranno per tentare di invertirne il triste destino.


Redazione

 

 

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