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Paradise Papers, l'Imi - Sir, la grande storia di mille miliardi, la Calabria, Nino Rovelli e Giacomo Mancini

Paradise Papers, l'Imi - Sir, la grande storia di mille miliardi, la Calabria, Nino Rovelli e Giacomo Mancini

L'inchiesta condotta da Report con la collaborazione de "L'Espresso" ha portato alla ribalta nazionale il fenomeno oscuro dei paradisi fiscali, delle società off- shore, di paradisi fiscali e trust miliardari dove si mescolano storie torbide di corruzione, di evasione, di tangenti e di potere. Nell'immenso elenco dei "Paradise Papers", le carte riservate dei paradisi fiscali, addirittura 13,4 milioni di file, scaturiti da una grande fuga di notizie, una fra le più colossali della storia, da due grandi studi professionali offshore, Appleby e Asiacity, vi è di tutto e di più. I Paradise Papers sono stati condivisi con oltre 380 giornalisti di tutto il mondo associati all'International Consortium of Investigative Journalist (Icij) per come già accadde nel 2016 per i Panama Papers.

E fra i vari file spuntano anche i nomi dei primi italiani, che non sono pochi. Fra i nomi altisonanti la famiglia Rovelli. E la famiglia Rovelli con il suo capostipite, Nino Rovelli, riporta in auge una vecchia storia di investimenti fallimentari, spartizioni, tangenti e corruzione della Prima Repubblica e con risvolti anche all'inizio della cosiddetta seconda Repubblica. a chi era Angelo detto Nino Rovelli? Era il re della petrolchimica, il fondatore del Gruppo Sir, Un cavaliere nero del sogno industriale del Sud. Quel sogno degli anni '60 e anni '70 che non si realizzò e che segnò drammaticamente il mancato decollo industriale del Mezzogiorno quando invece, il resto d'Italia, viveva il suo grande boom economico.

Ed il nome di Nono Rovelli è legato anche alla Calabria e al sogno del petrolchimico. Il gruppo Sir negli anni '60 e '70 divenne il terzo colosso chimico nazionale dopo Eni e Montedison. Una crescita vertiginosa alimentata da ingenti finanziamenti concessi da banche pubbliche. Il mito del petrolchimico per avviare la trasformazione di realtà rurali e contadine in realtà industriali.

Una storia nata con l'ambizione di trasformare alcune aree depresse del sud in floride aree industriali che poi per come scrissero i giudici si trasformò in "inferno dantesco che non ha l'uguale nella storia d'Italia e forse del mondo". Una storia di toghe sporche, di giudici corrotti, di ingenti somme sparite nel nulla con epicentro i palazzi romani della politica. L'apice della storia dello scandalo dell'Imi - Sir si raggiunse nel 1990, l'anno in cui morì in Svizzera Nino Rovelli, e l'anno in cui la Corte d'Appello di Roma presieduta dal giudice Vittorio Metta decise che l'Imi (la merchant bank ) avrebbe dovuto versare ben 972 miliardi di vecchie lire agli eredi Rovelli. Trecento vennero pagati come tassa di successione, il resto venne incassato dagli eredi. L'avvocato che fece vincere la causa che rimase negli annali della storia per il risarcimento record fu Cesare Previti. Ma chi erano gli sponsor di Nino Rovelli negli anni '60 e '70.

In tante foto d'archivio si vedono con Nino Rovelli Giulio Andreotti per la vecchia Dc e Giacomo Mancini per il Psi. E Nino Rovelli arrivò anche in Calabria nella piana di S.Eufemia di Lamezia Terme. E solo per il progetto calabrese Nino Rovelli incassò ben 230 miliardi di finanziamenti pubblici. E per come accadde in Sardegna anche in Calabria Nino rovelli si mostrò molto attento all'informazione.

Infatti il mitico "Giornale di Calabria", il primo giornale che nacque in Calabria, venne finanziato da Nino Rovelli che edificò a Piano Lago un capannone di 4.000 metri quadrati all'ingresso dello svincolo autostradale di Rogliano dove nei primi anni '70 si stampava e si confezionava quel quotidiano d'attacco che rimase con la sua leggenda indelebile nella storia del giornalismo calabrese con giornalisti del calibro di Guzzardi, Ardenti e tanti, tanti altri. Tutta la vicenda Imi - Sir costa allo Stato la perdita secca di 4.000 miliardi di vecchie lire.

Una cifra spaventosa. E pensare che il colosso costruito dalla Sir (Società Italiana resine) a LameziaTerme è oggi un rottame di 5.800 tonnellate di strutture metalliche. Un sogno per un centinai di calabresi che per un periodo molto breve hanno avuto un lavoro e poi per un ventennio hanno goduto della cassa integrazione, sempre a spese dello Stato. Uno dei simboli per eccellenza dell'epoca delle "Cattedrali nel deserto" sulle quali sono stati scritti fiumi di articoli, centinaia di libri ed analisi a iosa.

E pensare che doveva essere il fiore all'occhiello della politica industriale degli anni '70 tanto cara a Giacomo Mancini, l'unico, vero e grande meridionalista che la Calabria abbia mai avuto. Con la FiveSud l'Impianto Sir di Lamezia Terme doveva occupare a pieno regime ben 2.200 operai ed era parte del famoso pacchetto Colombo nato dopo i moti di Reggio e che prevedeva il V centro Siderurgico a Gioia Tauro (poi mai nato ed il cui sito è stato poi convertito nell'attuale Porto) e l'Università della Calabria a Cosenza.

Di quel pacchetto la parte industriale fu un grande e clamoroso fallimento. La FiveSud restò attiva per soli sei mesi producendo fibre speciali in resina mentre la Sir non avviò mai la produzione di isocianati per la quale era stata costruita. Questa la storia del Cavaliere nero, Nino Rovelli, e della Calabria. Una storia antica ma i cui proventi sono ancora attuali e che hanno circumnavigato il mondo fra off- shore e paradisi fiscali e della quale anche dopo decenni si ritorna a parlare in seguito all'azione investigativa di giornalisti che hanno scovato in trust segreto nelle isole Cook. Uno dei tanti segreti che non saranno più tali dopo il "Paradise Papers.

Redazione

 

 

 

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