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Le nuove leve della 'ndrangheta affascinate dai social network, emulando i miti di "Gomorra"

Federico Cafero de Raho Federico Cafero de Raho

L'operazione nel reggino scaturita da una capillare indagine congiunta della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del Comando provinciale dei Carabinieri che ha scardinato le nuove leve dell'organizzazione criminale calabrese con 50 arresti ha suscitato ampio scalpore soprattutto per la giovane età dei destinatari dei provvedimenti. Tante le nuove leve e i rampolli dei clan che imponevano il dominio sugli appalti. Tra Africo, Brancaleone e Bruzzano Zeffirio gli appalti erano sotto dominio delle nuove leve.

"La maggior parte degli arrestati sono giovani, se non giovanissimi. Si sentivano i padroni assoluti e incontrastati e con arroganza senza pari imponevano il proprio dominio su appalti e lavori, ma non solo. Quello che questa indagine racconta - ha affermato il procuratore capo della Procura di Reggio Calabria, Federico Cafero de Raho - sono le nuove manifestazioni attraverso cui la 'ndrangheta esercita il controllo del territorio".

Ed anche le manifestazioni di potere e gli strumenti utilizzati si evolvono. Nell'era digitale i giovani rampolli, così some si vede nel celebre film "Gomorra", utilizzavano i social network per ritrarsi tra bottiglie, armati di tutto punto, nei locali, a cavallo, su moto con da sottofondo pezzi di musica rap che inneggiano ai clan come si è sempre usato nelle gang giovanili di New York. Un nuovo modello di comunicazione e di esternazione di potere molto differente rispetto la passato dove la famiglie blasonate di 'ndrangheta hanno sempre scelto il basso profilo e il non frasi notare.

“I social network  sono diventati ormai un veicolo di comunicazione anche delle ideologie mafiose. Ritengo - ha affermato il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo - sia un dato allarmante nella misura in cui il criminale entra in contatto con un numero enorme di utenti in uno spazio virtuale che non veicola solo buoni sentimenti ma diviene sempre più il luogo da sfruttare per allargare gli orizzonti della intimidazione diffusa perseguita dalle mafie moderne. La ‘ndrangheta  sa che la forza di intimidazione per essere tale deve essere veicolata verso le potenziali vittime."

"E sa bene che solo l’utilizzo delle nuove forme di comunicazione è in grado oggi di garantire tale risultato su larghissima scala. Ecco spiegata la ragione per cui è necessario usare Facebook o altri strumenti similari. Sanno di correre il rischio di fornire a noi elementi di prova a loro carico. Nonostante questo sono consapevoli che il vantaggio che ne deriva è di grandissima ampiezza, tanto da spingerli ad agire lo stesso. Ovviamente non si tratta di una intimidazione virtuale. È virtuale solo lo spazio comunicativo che viene usato. Le armi e le condotte delittuose sono reali, come dimostra l’indagine svolta”.

Redazione

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