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Il centrosinistra in Calabria a brandelli, fuga dal Pd, Regione fallimentare e tutto tace

Mario Oliverio Mario Oliverio

Nonostante il passaggio del consigliere regionale Vincenzo Pasqua nel gruppo misto, nonostante l'uscita dal Pd del consigliere regionale Artuto Bova, nonostante tutte le sconfitte elettorali inanellate una dopo l'altra negli ultimi tempi e nonostante il macroscopico fallimento della politica regionale la coppia inossidabile Magorno - Oliverio, il segretario regionale del Pd ed il Governatore della Calabria, continuano a far finta di nulla, o, ancor peggio, vivendo nella torre d'avorio del potere, sono convinti che nulla sia accaduto e che il Pd in Calabria sia fortissimo, radicato e che i calabresi siano entusiasti del governo regionale e che il Pd sia in crescita.

Probabilmente apriranno gli occhi dopo il 4 marzo del 2018 quando alle elezioni politiche il Pd ne uscirà in Calabria con i voti dimezzati rispetto alle politiche del 2013 e ne uscirà con un gran numero in meno di deputati e senatori. Il Pd non discute più, il consiglio regionale è come se non ci fosse. Gli annunci di una nuova giunta regionale si ripetono senza alcun costrutto reale. Il Governatore Oliverio continua a detenere per se stesso decine e decine di deleghe come quelle del turismo e dell'agricoltura essendo l'unico caso nella storia del regionalismo calabrese di così tante deleghe da tre anni in mano al Governatore più accentratore che la Calabria abbia mai conosciuto rispettando quell'ideologia comunista con la quale sin da bambino lo stesso Oliverio si è imbevuto nel Pci di San Giovanni in Fiore.

La Stalingrado della Calabria. Basti pensare che a soli 27 anni nel lontanissimo 1980 Mario Oliverio era già un giovane e scalpitante consigliere regionale eletto nella lista del Pci. Da allora sempre eletto con una carriera politica che pochissimi possono vantare. A 32 anni assessore regionale all'agricoltura, poi per ben quattro legislature deputato alla Camera anche se nessuno ricorda un suo qualche intervento o iniziativa legislativa, poi due volte Presidente della Provincia di Cosenza e da tre anni Governatore della Calabria. Ben 37 anni di potere assoluto e di poltrone su poltrone. Addirittura nel mese di luglio scorso si è dimessa l'assessore regionale alle attività produttive, Carmela Barbalace, e nessuno è stato nominato in sua sostituzione.

Un consiglio regionale che non conta nulla con i consiglieri regionali che stazionano ore ed ore dietro la porta del Governatore al decimo piano della cittadella e che poi spesso non vengono mai ricevuti trattati peggio di un qualsiasi Fantozzi che sosta dietro la porta del megagalatticoiperfantasmagorico Presidente da venerare ed ossequiare. Ha ragione il consigliere regionale Arturo Bova quando con coraggio e determinazione afferma che "Il Pd  è diventato ormai un non luogo politico. L'assenza di democrazia che c’è nel movimento 5 Stelle è niente in confronto a quello che accade nel Pd, dove le decisioni prese a Roma sono diktat contro cui nessuno ha mai da ridire dalla periferia.

Vedere tutti piegati al volere divino è disarmante. Non ce l'ho fatta più". E come dargli torto. Basta vedere come il potente Oliverio si trasforma in un cagnolino scodinzolante dinanzi a Matteo Renzi. Potente con i deboli e debole con i forti, come tutti i politici professionisti della Calabria che sono stati e sono la causa reale della rovina e del sottosviluppo calabrese da anni ed anni. Ma questa è la realtà. Che purtroppo non cambierà.

Redazione

 

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