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Il Procuratore Nicola Gratteri, "I figli di 'ndangheta, rampanti ed istruiti, sempre più affaristi", fenomeno descritto nel libro di Pino Arlacchi "La Mafia Imprenditrice", del 1983

Nicola Gratteri Nicola Gratteri

Il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, in una recente intervista rilasciata a "La Stampa" di Torino ha posto in evidenza come le seconde e terze generazioni delle famiglie di 'ndrangheta siano oramai inserite a pieno titolo nel tessuto produttivo soprattutto del Nord. Ad onor del vero tale fenomeno era stato ben descritto e previsto addirittura nel libro "La Mafia Imprenditrice" edito da Il Mulino scritto dal sociologo ed esperto di mafie, Pino Arlacchi, addirittura nel lontanissimo 1983 (sono trascorsi da allora ben 34 anni). Ma il fatto che ciò venga affermato dal Procuratore capo di Catanzaro e da uno dei magistrati più famosi d'Italia non è altro che una conferma delle tesi del Prof. Arlacchi.

Per Nicola Gratteri la 'ndrangheta "Non spara più, si dedica agli affari, ricicla i fiumi di denaro che arrivano dal narcotraffico infiltrandosi nei settori vitali dell’economia. Al Nord ancor più che al sud perché è nel settentrione d’Italia che girano gli euro e si fanno i soldi. Oggi le famiglie - afferma Nicola Gratteri - si dedicano di più agli affari, fanno investimenti. Comprano e vendono alberghi, ristoranti, negozi. Si dedicano al riciclaggio dei profitti del narcotraffico. La ‘ndrangheta ha quasi il monopolio. Da decenni  vende cocaina a Cosa Nostra e alla Camorra. Da sempre i grandi importatori di cocaina sono gli ‘ndranghetisti della zona ionica e della fascia tirrenica."

"Nel mondo dell’edilizia le ‘ndrine sono sempre state molto presenti: offrendo manodopera a basso costo, garantendo lo smaltimento dei rifiuti, rifornendo cemento depotenziato. Gli imprenditori del Nord che si sono adeguati, oggi non possono dire di non sapere o di non aver capito. Spiego: se per anni i tuoi fornitori ti offrono un materiale a 100 e i nuovi arrivati te lo danno a 60, c’è qualcosa che non va. È evidente. I nuovi ‘partner’ in genere entrano in società con quote di minoranza, poi  finiscono per comandare, per prendere in mano l’azienda. I figli di ‘ndrangheta sono colti, laureati, fanno gli avvocati, i medici, gli ingegneri. Sono nella pubblica amministrazione. Ma rispondono sempre alle stesse regole. A quel metodo mafioso che non possono rinnegare”.

Redazione

 

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