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Calabria Verde, la Dda di Catanzaro e la Dda di Reggio Calabria continuano le indagini, i soliti carrozzoni da sempre fulcro di illegalità diffuse

Calabria Verde, la Dda di Catanzaro e la Dda di Reggio Calabria continuano le indagini, i soliti carrozzoni da sempre fulcro di illegalità diffuse

Da qualche giorno si assiste ad un certo interesse per le indagini su Calabria Verde, uno dei tanti carrozzoni sui quali si è sempre basato il potere della politica calabrese. E come sempre finirà in una grande bolla di sapone. Lo insegna la storia della Calabria e del regionalismo calabrese. Il grande tumore che dal 1970 ammorba la Calabria e che rappresenta la causa del suo sottosviluppo e dell'impossibilità di poter uscire da una condizione di sudditanza e di illegalità diffusa ed ambientale che rende la Calabria un caso unico nel panorama nazionale.

Chi non ricorda gli scandali della Forestale negli anni '80 quando esponenti chiacchierati del vecchio Psi gestivano in modo disinvolto i fondi destinati ai forestali assumendo personaggi legati alle cosche mafiose del reggino o assumendo personaggi che erano latitanti sull'Aspromonte. Chi non ricorda le truffe del settore della formazione professionale o le tante altre truffe, tangenti e illegalità varie che hanno sempre contraddistinto tanti carrozzoni legati alla Regione che sono serviti solo ad alimentare il voto clientelare e di scambio che è l'unico voto esistente in Calabria.

Oggi si parla tanto di Calabria Verde e personaggetti della politica calabrese che erano in consiglio regionale, giovanissimi, anche negli anni '80 fingono di scandalizzarsi e di scoprire oggi che in alcuni enti regionali si agiva in modo dubbio ed oscuro. Si scopre l'acqua calda e con la solita ipocrisia i personaggetti che hanno rovinato la Calabria si tracciano le vesti, si autoproclamano lottatori quotidiani contro l'illegalità e poi si circondano di cerchi magici maleodoranti e stracolmi di piccoli faccendieri, imbroglioni, esperti di espedienti quotidiani e trafficanti di ogni genere.

Evidentemente sottovalutano, e hanno ragione, i calabresi che fondamentalmente amano gli intrallazzini, votano i trafficanti e stimano gli imbroglioni. Se in una lista vi sono, ad esempio, fra quaranta candidati, due imbroglioni riconosciuti nella comunità come tali e pronti a pagare voti, a promettere false assunzioni e cialtronerie varie non vi è alcun dubbio che risulteranno i primi eletti della lista. Se vi sono candidati seri, puliti, che non promettono nulla e che sono onesti e limpidi moralmente non supereranno mai una manciata di voti Questo è il "sistema" della Calabria, questo è il modello calabrese, da sempre, inviolabile, immutabile, eterno.

Si parlerà tanto di Calabria Verde, magari si assisterà anche a qualche avviso di garanzia che non sortirà nulla di nulla, magari qualche processo lungo anni ed anni che finirà nel nulla e nel frattempo nulla cambierà ed i soliti noti, sempre gli stessi da decenni, di giorno parleranno contro le mafie, contro l'illegalità, contro le tangenti, e di otte, come i ladri di Pisa, si divideranno il maltolto contenti e felici, continuando a disprezzare, per lo fanno, nell oro cuore e fra di loro un popolo, quello calabrese, talmente ebete e corrotto, che, nonostante conosca bene il livello infimo della Casta Calabra continua a votarli, ossequiarli, leccargli il fondoschiena e a non accennare nessun moneto di ribellione e di cambiamento.

Redazione

 

 

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