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Lunedì, 31 Luglio 2017 08:50

Il Romanzo Criminale bruzio, quando il temibile boss Filippo Graviano andò in Sila per trovare un nascondiglio per la latitanza di Totò Riina

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Totò Riina Totò Riina

Il Romanzo Criminale bruzio, nonostante la continua sottovalutazione, è invece, un romanzo costellato da episodi di grande rilevanza e con protagonisti eccellenti. Non solo i cosentini ma anche personaggi che hanno fatto la storia del periodo più oscuro e terribile che l'Italia ha vissuto nella lotta alla mafia. Il riferimento è all'epoca stragista decisa dai corleonesi di Totò Riina contro lo Stato ed i suoi rappresentanti. Nessuno poteva immaginare neanche minimamente che nel 1988 un boss del calibro di Filippo Graviano, capo assoluto del quartiere Brancaccio di Palermo e fedele luogotenente di Totò Riina in occasione di un suo viaggio a Cosenza per venire a far visita ai loro amici, i fratelli Notragiacomo ed i fratelli Bartolomeo.

Amicizia nata nel supercarcere di Trani e consolidata da uno scambio ripetuto più volte di armi e droga oltre ad un reciproco scambio di favori e di appoggi. Infatti i fratelli Notargiacomo ed i fratelli Bartolomeo vennero ospitati in un villaggio turistico in provincia di Palermo dopo che avevano subito un attentato in seguito alla guerra fa clan che in quel tempo caratterizzava la città dei bruzi. Villaggio turistico nel quale venne messo a disposizione dei calabresi anche un medico per curare le ferite riportate nell'agguato. E nell'ambito della permanenza di Filippo Graviano a Cosenza lo stesso venne accompagnato in Sila. Ed è in Sila che Graviano aveva pensato di far allestire un nascondiglio per il capo dei capi, per Totò Riina.

A dichiaralo Dario Notargiacomo, oggi pentito, "Giuseppe Graviano, fratello di Filippo, ci chiese la disponibilità di un alloggio in Sila da destinare alla latitanza di Totò Riina". Lo stesso Notargiacomo aveva già individuato una villetta fornita di tutte le comodità e protetta da boschi e da occhi indiscreti. Poi il progetto di condurre Riina in Sila non venne attuato per sopraggiunti motivazioni tutte palermitane. Ma la storia dimostra ancora una volta il livello di conoscenze, di alleanze e di collaborazione che i protagonisti del romanzo criminale bruzio avevano saputo instaurare anche con personaggi del calibro dei fratelli Graviano.

E non solo con i siciliani ma vi furono anche diversi contatti e scambi di favori e di killer con i napoletani della Nuova Camorra Organizzata di Don Raffaele Cutolo per come, negli anni più recenti, alcuna indagini hanno fatto presumere che il latitante più ricercato d'Italia, il boss Matteo Messina Denaro, sembra abbia trascorso, negli anni passati, un breve periodo di latitanza nell'area urbana cosentina protetto da amici degli amici che da Cosenza possono vantare addirittura rapporti con il più temibile boss della mafia siciliana latitante da ben 25 anni.

E andando indietro nel tempo, nei primi anni '80 sono in molti a raccontare che il potente boss di Reggio Calabria, Giorgio De Stefano, per sfuggire alla guerra fra clan che in quegli anni provocò a Reggio oltre 800 morti rimase per un certo periodo nascosto nell'area urbana cosentina protetto da amici degli amici. Una storia quella del romanzo criminale cosentino che dimostra come la tesi della provincia e della città immune dalla mafia sia stata una grande bugia smentita dai fatti e dalle dichiarazione dei tanti pentiti che hanno ricostruito minuziosamente gli episodi e la vita criminale di quel periodo.

Redazione

 

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