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Sabato, 10 Febbraio 2018 08:43

Processo 'ndrangheta stragista, negli anni delle stragi ('92-'93-'94) forte e solido l'asse Reggio Calabria - Palermo

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Nel processo 'ndrangheta stragista anche e soprattutto per l'apporto dei collaboratori di giustizia è in corso la ricostruzione di un periodo cruciale per il Paese, gli anni del passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, gli anni delle morti di Falcone e Borsellino gli anni delle tentate stragi e della stragi e gli anni in cui anche in Calabria si alzò il tiro con l'uccisione di due appuntati dei carabinieri, Fava e Garofalo.

Nell'ultima udienza si pone in risalto l'asse fra Palermo con Giuseppe Graviano, il capo della potentissima famiglia di Brancaccio e Reggio Calabria con Gioacchino Piromalli, importante nome della casata storica di Gioia Tauro. Nel processo sono imputati in qualità di mandanti del duplice omicidio dei due servitori dello Stato Rocco Santo Filippone, ritenuto in quel tempo il capo mandamento di 'ndragheta della area tirrenica e Giuseppe Graviano capo indiscusso dell'omonimo clan.

A testimoniare un poliziotto che si occupò della famiglia Graviano, Francesco Garzone, e che monitorò gli spostamenti dello stesso Graviano. Il poliziotto ha riferito in Tribunale uno specifico episodio nel quale ha citato Cesare Lupo, braccio destro di Giuseppe Graviano, che si recò a Gioia Tauro ad incontrare Gioacchino Piromalli. Lo stesso Lupo era colui il quale era delegato al comando del clan quando Graviano era in detenzione.  Ed il rapporto fra Lupo e Piromalli è cementato anche da periodi di detenzione comune nello stesso istituto carcerario.

A confermare lo stretto rapporto fra Lupo e Piromalli è anche il collaboratore di giustizia Fabio Tranchina che per un periodo fu l'autista di Cesare Lupo. Un ulteriore tassello investigativo e giudiziario mirato a comprovare l'esistenza di un forte rapporto fra Palermo e Reggio Calabria accomunati in un solo ed unico disegno di scontro diretto e frontale contro lo Stato anche se poi la 'ndrangheta ad un certo punto si dissociò da tale strategia e ritornò a quella strategia vincente che non è l'attacco frontale allo Stato ma il lavoro di corruzione e di infiltrazione all'interno dell Stato stesso con complicità e collusioni che hanno fatto poi della 'ndrangheta l'organizzazione criminale più potente mentre la strategia stragista dei corleonesi si è rilevata poi perdente per la forte risposta dello Stato che dopo la morte di Falcone e Borsellino ha risposto con maggiore incisività ridimensionando di molto il potere della mafia siciliana e dei corleonesi di Riina e Provenzano.


Redazione

 

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