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Mercoledì, 31 Gennaio 2018 08:17

L'erosione costiera in Calabria tra abusivismo ed istituzioni

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Le consuete e numerose mareggiate sulla costa calabrese, hanno di recente, riproposto come ogni anno il tema della responsabilità dei danni alle spiagge sempre più ridotte (negli ultimi dieci anni mediamente, sulla costa Tirrenica, la linea delle spiagge si è ridotta di circa 100 metri arrivando a punte di oltre 200 metri) alle infrastrutture pubbliche ed alle abitazioni. Spesso i tecnici di settore si dilungano, anche nelle interviste, a spiegare le ragioni del fenomeno attribuendo principalmente alla riduzione del ruolo dei fiumi nel portare a mare il materiale necessario per il ripascimento naturale della costa, per opera di costruzioni abusive di privati, ad interventi non sistematici di difesa di parti della costa con “pennelli” spesso non accompagnati dal ripascimento artificiale delle aree.

Dunque delle concause dovute all’illegalità e alla imperizia con cui sono eseguiti gli interventi di difesa che spesso determinano “a valle” conseguenze maggiormente nefaste sulla costa acuendo sia l’erosione che l’innaturale accumulo di sabbia. Questa è la situazione che si è determinata nel caso del Comune di Bonifati (CS) dove in quasi 20 anni la spiaggia di S.Pietro,si è ridotta di oltre 50 med il mare ha distrutto buona parte della strada, arrivando alle case che su di essa si affacciano distruggendone giardini, piante, pertinenze fino a lambire le mura delle abitazioni. Il Comune ha dovuto ricorrere ogni anno ad opere di estrema urgenza finanziate dalla Provincia con fondi Regionali per temperare il pericolo, ma ogni anno si è dovuto ricominciare da capo. Quello che più colpisce è la posizione che spesso si assume verso i proprietari delle case che si affacciano sul mare che vengono accusati anche da alcuni mezzi di informazione, spesso molto poco informati, di essere degli speculatori, di avere costruito loro o i loro avi delle case abusive e che quindi “il mare si riprende quello che gli è stato tolto”.

Una accusa ingiusta ed infamante che distrugge quella solidarietà che dovrebbe esserci tra persone che vivono sulla stessa terra perché si arriva ad affermare che non dovrebbero essere difese con fondi pubblici. Nel caso di Bonifati ad esempio, la case costruite lungo il Lungomare Cristoforo Colombo hanno mediamente 70 anni, alcune superano i 100 anni e sono nate su terreni distanti dal mare quasi mezzo chilometro nel rispetto rigoroso delle leggi vigenti al momento della loro costruzione. Oggi in molti si punta il dito sulla irresponsabilità delle istituzioni preposte, il mare un tempo lontano, lambisce le mura che spesso sfonda entrando anche nelle case distruggendo. È possibile parlare di irresponsabilità delle istituzioni preposte? Quali argomenti possono essere portati a sostegno di una affermazione così grave? Potremmo seguire la storia della spiaggia di San Pietro per capire. Dopo anni di attesa nel 2001 il Ministero dei Lavori Pubblici redige un progetto per la difesa della spiaggia di San Pietro. Si prevede la costruzione di sei barriere di massi naturali emergenti, un pennello di chiusura, il ripascimento.

Il Comune di Bonifati si oppone perché non vuole vedere i massi emergenti e malgrado la resistenza dei progettisti che considerano invece la soluzione proposta la più efficace, si blocca la Gara e si annulla il Bando. I progettisti propongono una “barriera soffolta” a meno di 1,50 dal livello del mare, lunga 964 metri, un pennello di chiusura di 163 metri(inspiegabilmente posizionato a Nord nonostante il trasporto litoraneo diretto da Nord a Sud, avrebbe dovuto indicare il suo posizionamento a Sud), il ripascimento di 40.000mc. I lavori per la realizzazione del progetto della soffolta iniziano nel 2003 e finiranno formalmente il 15 agosto 2005, ma a causa delle successive “Varianti Suppletive”, si potrà avere il certificato di collaudo solo alla fine del 2008.

Ben presto, nel maggio 2005 deve essere effettuata una prima perizia di variante. Il progetto viene rivisto e fortemente stravolto. Infatti viene prevista: la ingiustificabile realizzazione di un varco centrale della soffolta che determinerà in particolare, ingentissimi danni alle case poste di fronte sulla riva ,in corrispondenza del qualela soffolta scende ad una profondità di -3.50 m rispetto ai -1.50 m previsti in progetto; la forte riduzione del ripascimento previsto nel progetto esecutivo da 40.000 mc a 12.000 mc e la riduzione della barriera da 964 a 800 metri (a Sud) perché Il Comune di Bonifati non vuole che la barriera arrivi fino allo scoglio naturale (detto La Rotonda) di Capo Bonifati in quanto, si afferma, che in quell’ansa deve sorgere un Porto turistico, che in verità non verrà mai alla luce.

Nei successivi due anni, il tratto a Nord di Capo Bonifati subisce un’accelerazione del fenomeno erosivo che ai non addetti ai lavori fa dire che le soffolte come metodo di difesa costiera non funzionano. In realtà la difesa costiera con barriere soffolte è un metodo collaudato e attuato da anni con ottimi risultati in molte coste italiane. Purtroppo a non funzionare è il progetto di Bonifati che, stravolto da una dannosa perizia di variante condizionata da un probabile errore nei calcoli dei costi finali e dalle richieste comunali, ha prodotto,in realtà,una “pseudo barriera soffolta” che ha dato luogo a drammatiche conseguenze quali la generazione di forti correnti in uscita verso il largo in prossimità del varco centrale con suo conseguente sprofondamento fino ad una profondità di oltre 9 m; fuoriuscita di sabbia dal varco; insufficienza del ripascimento passato da 40.000 mc a soli 12.000 mc ;crolli di lunghi tratti, a Nord e a Sud, della restante parte della barriera in corrispondenza del varco. Nel 2007 a seguito di potenti mareggiate che si scagliano contro Lungomare Cristoforo Colombo e gli immobili, penetrando anche nelle abitazioni,sono effettuati dei rilievi commissionati l’impresa appaltatrice e vengono consegnati all’Ufficio del Genio Civile per le Opere Marittime per la Calabria incaricato delle Progettazione e la Direzione dei Lavori.

I risultati costringono lo stesso Ufficio ad effettuare (9 agosto 2007) una Seconda perizia di variante per correre ai ripari con un progetto tampone (“Lavori di riparazione danni da mareggiata di una scogliera soffolta e di un pennello semisommerso nel Comune di Bonifati”) che prevede sostanzialmente il riempimento del varco con massi in calcestruzzo come ammissione implicita degli errori compiuti con la Prima Variante del 14 aprile del 2005. La somma stanziata è di circa 200.000 euro, troppo pochi per riparare i danni oramai subiti dall’opera,dalla spiaggia e dalla“retro-spiaggia”. Infatti l’efficacia dell’opera di difesa realizzata è ben presto messa alla provamalgrado il tentativo di riparazione. Le mareggiate continuano a distruggere buona parte del lungomare Cristoforo Colombo soprattutto nella parte centrare proprio in corrispondenza del varco. I cancelli delle case sono portati via dalla furia del mare. Il Comune con fondi della Provincia deve ricostruire almeno mezzo chilometro di strada. I privati devono provvedere a riparararei danni causati alle loro abitazioni.

Le mareggiate continuano l’anno successivo. Nel 2009 il mare si riprende il Lungomare Cristoforo Colombo ed arriva nei giardini e nelle case. Viene dichiarato dalla Regione “Disastro ambientale”. I cittadini sono invitati a presentare costose perizie giurate per ottenere un aiuto dal Commissario Straordinario(Presidente della Regione) nominato dal Governo, ma nessuno li avvisa che non avranno una lira. Di fronte al fallimento del Progetto della soffolta bisogna aspettare il 2012 tra mareggiate, parziali interventi di somma urgenza e danni alle infrastrutture ed alle abitazioni.Il CIPE(Deliberazione n.87) finanziafinalmente alla Regione Calabria un progetto di più vasta portata (Intervento integrato per il completamento per il completamento delle opere di difesa costiera e ricostruzione del litorale Porto di Cetraro - Litorale Sangineto: 1° stralcio funzionale, Comune di Bonifati (CS) 4milioni di euro)dove è inserita la località di San Pietro in località Cittadella del Capo.

Ma dopo quasi 5 anni non sono stati ancora aperti i cantieri. Il mare continua ad erodere il Lungomare Cristoforo Colombo, in vari casi ha iniziato ad erodere le fondamenta di alcune case. Intervento di urgenza del Comune ma non ha risorse per tutelate tutte le abitazioni battute dalle onde. La terra dei giardini è sciolta dall’acqua del mare. Una tamerici di 50 anni è spazzata via come un fuscello. La risacca batte sulle mura di alcune case ed ha distrutto totalmente un garage e quello che rimane di un altro garage, porge pericolosamente su un baratro di4 metri. Si, perché prima c’era la strada. Ma potevano immaginare i nostri bisnonni che le loro casette sarebbero state abbattute perché non avevano previsto che le mareggiate le avrebbero distrutte anche se così distanti dal mare? Non sapevano che il mare si sarebbe preso la terra su cui avevano costruito la casa anche se non gli apparteneva. Ma i fiumi sono stati liberati dall’abusivismo?

Gianfranco Miozzi

(già Dirigente Generale e Componente del Nucleo Valutazione Investimenti Pubblici del Ministero dell’Economia)

 

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