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Sabato, 17 Novembre 2018 09:45

Paride Leporace: "I miei 15 anni e l’hotel Jolly di Cosenza buttato giù da Oliverio ed Occhiuto"

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Quando un edificio scompare dalla mappa mentale e fisica della tua città resta un ricordo, una memoria, una Storia. Plaudo al coraggio e all’impegno di chi ha avuto la forza e la determinazione di abbattere l’ex Hotel Jolly di Cosenza, tipico edificio del Boom costruito nel contesto caratteristico del centro storico in un’epoca che lo storico era considerato vecchio. Un’urbanistica “sviluppista” all’epoca non si pose mai alcun problema ma salutò l’opera come un progresso. Il gusto estetico odierno rubrica a ecomostro il palazzone diventato poi sede dell’Aterp (mi sembra non ci sia grande memoria popolare di quella destinazione d’uso credo perdente a fronte di un Hotel blasonato) e in questo si denota una buona novità del nostro Tempo.

Abbiamo più cura della bellezza e l’antico ci affascina e spesso ci commuove pure. In una nazione dove se il settore pubblico sposta un bicchiere dal tavolo provoca un terremoto, trovo positivo che se pur con polemiche, inevitabili Tar, controversie e occupazioni, alla fine si sia raggiunto il risultato di demolire una palazzone diventato nel tempo inutile e poco desiderato. Era un’idea che veniva da lontano. Il decisionismo e gli stanziamenti di Mario Oliverio l’hanno reso possibile insieme ai progetti del sindaco Mario Occhiuto, che fin da quando ricopriva il ruolo di presidente dell’Ordine degli architetti di Cosenza ne proponeva questa soluzione al suo predecessore Giacomo Mancini. Spero che non si sbagli sulla nuova destinazione d’uso dell’edificio che vivrà la sua nuova vita con dimensioni molto ridotte rispetto al precedente. Anche a Salerno l’ex Jolly è stato abbattuto sul lungomare, in posizione molto panoramica, per far posto al progetto Crescent voluto dall’allora sindaco Vincenzo De Luca e che oggi ha preso forma coinvolgendo archistar internazionali.

A Cosenza, ci fu negli anni Novanta, una battaglia civica, sostenuta in verità da pochi, per l’abbattimento. Fu animata principalmente dai quotidiani locali. In particolare modo da Gazzetta del Sud e Quotidiano della Calabria. Il nocchiero, mi sembra in questi giorni dimenticato, fu un intellettuale impegnato sempre pronto a far prevalere il bene comune. Emilio Tarditi, saggista e storico. Egli è a mio parare, un cosentino che merita attenzione e riconoscimento per aver sempre scritto a favore di un progetto teso alla città d’arte che abolisce i non luoghi. Non fu sempre un non luogo l’hotel a sei piani posto a fronte dei bassi di Santa Lucia e punto riconoscibile all’orizzonte del centro storico cosentino. Per diversi anni fu ritrovo mondano della buona borghesia dell’epoca. I costumi si modificavano e le donne eleganti e intriganti si accompagnavano ai molti viveur dell’epoca.

A dar scandalo fu la costruzione di una moderna piscina. Nei mesi caldi gli ospiti e la borghesia cosentina prendevano sole e acqua evitando di dover arrivare alle lontane spiagge. I ragazzini e spesso i loro padri residenti nel quartiere, che non avevano a volte neanche doccia in casa, si arrampicavano sul muro di cinta per guardare bellezze al bagno e diversità di costumi. Intervenne il vescovo e la reprimenda fece effetto. Il paternalismo di casa Marzotto non oppose modernità e guadagno; e la piscina scomparve dalle adiacenze del Jolly ma rimase impressa nell’immaginario erotico del proletariato urbano. Il Jolly era in diretta concorrenza con l’hotel Imperiale. I Vip dell’epoca si dividevano fra questi due alberghi fino agli anni Settanta. Leader politici nazionali, artisti in tournée, agenti di commercio di marchi illustri che non avevano limitazione alla spese. Un mio zio, era il manutentore del Jolly.

Spesso grazie a lui ho visto la quotidianità dell’Hotel, l’avvicendarsi dei direttori della catena, la vita dinamica di una comunità ospite. Quando il gruppo decise di vendere l’edificio fui testimone dell’ultimo atto. Partecipai con mio zio alla cena di commiato. Ero un adolescente e mi rimase impresso, che mi sembra ancora oggi, la commozione di quel gruppo di persone che vedeva modificata la vita e perdeva un luogo, oltre che un posto di lavoro sicuro. Non mancarono i ricordi del whisky e della lampada da riparare a Berlinguer, il dipendente che rubava in cucina, il gorgheggio del soprano, gli uomini soli in cerca di compagnia. Datemi indietro i miei 15 anni. Cosenza e lettori scusate stavo scherzando. Le cento luci dell’hotel Jolly sono spente da tempo e non si accenderanno mai più.


Articolo scritto da Paride Leporace

 

 

 

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