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Martedì, 06 Novembre 2018 09:45

Granata (Legalità Democratica): Nel nostro paese e in Calabria è scarsa la letteratura sulla patologia giudiziaria

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Maximiliano Granata Maximiliano Granata

Gli avvenimenti illeciti che sarebbero stati accertati dalla Procura di Paola, guidata da Pierpaolo Bruni nell’operazione “Merlino” saranno sicuramente oggetto di discussione presso il Tribunale del Riesame di Catanzaro, che deciderà se confermare o annullare l’ordinanza del GIP del Tribunale di Paola, relativa all’applicazione della misura della custodia cautelare in carcere, che sembra diventata una misura ormai usuale per gli amministratori pubblici che operano nel tirreno cosentino.

Tanto premesso vorrei invece fare alcune riflessioni su quanto dichiarato dal PG Lupacchini quando dichiara correttamente che la misura cautelare è il punto di partenza e non di arrivo, per evidenziare che nel suo distretto di Corte d’Appello esistono molti casi di misure cautelari incaute, annullate successivamente dal Tribunale Ordinario di Catanzaro Sezione Seconda Penale, per come già portato all’attenzione della Procura generale di Corte d’Appello di Catanzaro e già discusso presso il Consiglio Superiore della Magistratura. Lei signor Procuratore Lupacchini dichiara che la pubblica amministrazione che non fa il suo dovere è una patologia del sistema Italia, e questo mi induca ad alcune riflessioni che vorrei portare alla sua attenzione.

Nel nostro paese e in Calabria è scarsa la letteratura sulla patologia giudiziaria. Una scarsezza che può apparire, quando non ne è sconcia copertura, in contrasto con la gravità del deterioramento del diritto e della sua realizzazione con la funzione giudiziaria. Esiste il principio implica che nessun fatto sia punibile se non in forza di una legge preesistente che chiaramente la definisca come reato, che cioè contiene in sé il principio della chiarezza, è puntualmente violato con la creazione di fattispecie "aperte", "apparenti", grossolanamente ed inconcludentemente abborracciate. Ciò implica ed impone di per se l'arbitrarietà del magistero penale. Le leggi, le nuove leggi, spesso vengono "invocate" dai giudici a sostegno degli abusi di fatto che alcune giurisdizioni praticano già per i loro disegni e "strategie" di lotta.

Poi, magari a distanza di decenni ti ritrovi ad evocare i rimasugli di ciò che hai dovuto apprendere per meglio comprendere l’incombente attualità di “questioni del mestiere”. Così trattando oggi il delicato e gravissimo problema dell’invasività della giurisdizione penale nell’ambito di altri poteri dello Stato, mi accade di richiamare alla memoria il detto di un giurista medievale, che, nella disputa tra Regalisti e Curialisti (i ghibellini ed i guelfi del diritto) scrisse: “Dominus Papa, ratione peccati, intromittit se de omnibus” (il Signor Papa, con la scusa del peccato si impiccia di tutto), tanto per usare un linguaggio alla buona."

"Oggi “Intromittunt se de omnibus”, si impicciano di tutto, i P.M. ed i Giudici penali. Perseguire i reati, veri o immaginari è la chiave per l’accesso all’esercizio, di fatto, del potere esecutivo e della stessa “politica”. Oggi “Intromittunt se de omnibus”, si impicciano di tutto, i P.M. ed i Giudici penali. Perseguire i reati, veri o immaginari è la chiave per l’accesso all’esercizio, di fatto, del potere esecutivo e della stessa “politica”. Quando, invece, secondo il fondamentale principio della divisione dei poteri, si imporrebbe una netta separazione tra il legislativo, l’esecutivo ed il giudiziario. Una separazione teorizzata due secoli e mezzo fa e realizzata faticosamente con la creazione dello Stato moderno e l’avvento delle libere istituzioni."

"Assieme all’”intromittere se de omnibus” dei P.M. e dei Giudici Ordinari fiorisce uno strano fenomeno: quello di una “specializzazione”, non nelle funzioni, ma nell’abuso di quegli strumenti che la legge (in verità sempre più sgangherata al riguardo nelle sue “novità”) fornisce agli scalpitanti magistrati “ratione peccati” per perseguire i reati. E poiché nella legislazione criminale ci si accosta sempre più alle tesi che, con una spolverata di retorica democratica e di argomentazioni sociologiche, sono pur sempre quelle della giustizia nazista (punire chi è capace e proclive a commettere un reato senza che debba proprio averlo commesso) lo sbandamento ed il debordare diventa invasione del potere esecutivo e della politica. Ma, abbandonando la “divisione dei poteri” sembra che le diverse istituzioni territoriali giudiziarie si “specializzino”, come dicevamo poc’anzi, nel tipo di utilizzazione distorta, oltre che nella stessa distorsione “dei mezzi giudiziari”."

"Al momento direi che il culmine della “specializzazione”, quello nell’uso di certi articoli del codice, è raggiunto nel mezzogiorno e in Calabria, dove dei magistrati hanno scoperto le norme del codice di procedura penale che consentono l’interdizione temporanea da funzioni, cariche, professioni, etc. C’è la tendenza ad interdire o ad arrestare, più che una determinata funzione effettivamente connessa col reato la partecipazione alla vita sociale del soggetto."

"Una punizione anticipata della “capacità a delinquere”. Un’analisi puntuale, coraggiosa e senza reticenza dei “casi” di giustizia ingiusta è quindi attività che si traduce anche in difesa dei principi fondamentali dello Stato libero e democratico. E’ con tale attività di puntuale e, magari, puntiglioso studio ed analisi e di denunzia delle patologie giudiziarie che si fa seriamente la battaglia non solo per la Giustizia Giusta, ma per quella della difesa delle libere istituzioni nel loro globale ed inscindibile complesso. E che si distingue dalle vaghe predicazioni di certi profeti di sé stessi comodamente scambiati per innovatori, di nostra conoscenza ed esperienza."

Il Presidente
Associazione Legalità Democratica
Avv. Maximiliano Granata

 

 

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