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Venerdì, 02 Novembre 2018 09:05

Le Provinciali di Catanzaro e Vibo vinte da Forza Italia, continua il declino del Pd nel silenzio della sua nomenclatura

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Sergio Abramo Sergio Abramo

Le provinciali di Catanzaro e Vibo sono state vinte da due candidati di Forza Italia, Abramo e Solena, con il voto ponderato riservato ai consiglieri comunali del territorio in rapporto agli abitanti dei comuni stessi e dimostrano ancora una volta che negli ultimi tempi in Calabria a vincere è sempre il centrodestra. E nonostante tale indirizzo che dimostra come il centrosinistra sia in evidente crisi la nomenclatura del Pd calabro continua a farsi la guerra al proprio interno senza alcuna autocritica e nonostante il Pd in Calabria detenga centinaia di sindaci e, soprattutto, abbia nelle proprie mani il vero potere, quello della gestione della Regione Calabria.

Basti accennare ai tanti bandi promossi in queste ultime settimane, alle strutture moltiplicate come per incanto o per miracolo, alle oltre 220 firme di altrettanti sindaci che, volenti o nolenti, hanno rilanciato la ricandidatura dell'Imperatore - Governatore Mario Oliverio che avendo annullato sia il Consiglio Regionale che la Giunta Regionale amministra da Monarca il palazzo della Cittadella di pochi metri quadrati più piccolo dell'immensa Reggia di Versailles.

Nonostante tutto ciò nel Pd calabro non solo non si è proceduto ad alcuna riflessione in merito al disastroso risultato ottenuto il passato 4 marzo alle politiche con una percentuale inferiore di tre punti nei confronti del risultato nazionale nonostante il potere gestito ma le faide interne continuano come se nulla fosse accaduto. Nel caso di Vibo Valentia è la prima volta che un esponente del centrodestra conquista la poltrona di Presidente dell'ente intermedio anche grazie al fatto che il senatore di Forza Italia Giuseppe Mangialavori ha catalizzato l'attenzione di tanti amministratori del Pd che sono fortemente critici verso la nomenclatura dominante del Pd sia locale che nazionale.

Continua, quindi, inesorabile la crisi di un partito, il Pd, che dominato da pochi oligarchi non consente alcun rinnovamento. Un partito che se non sarà in grado di invertire la rotta non potrà che disintegrarsi dinanzi alla miopia o alla volontà degli oligarchi di rimanere al potere fino all'ultimo. Con la logica del "dopo di me il diluvio" e "dopo di me nessun altro". La logica di ogni imperatore e di ogni monarca ed anche di ogni comunista che, gestendo dittatorialmente, ha lasciato ai posteri solo macerie. E non si può certo dimenticare che la nomenclatura che gestisce il potere nel Pd calabro si identifica con post - comunisti nati comunisti e nell'animo rimasti solo e sempre tali.


Redazione

 

 

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