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IL ROMANZO CRIMINALE COSENTINO (Settima puntata)

Filippo e Giuseppe Graviano Filippo e Giuseppe Graviano

Nel 1986, dopo gli arresti dovuti al pentimento di Antonio De Rose, i clan ritrovano la pace e per un periodo abbastanza lungo viene interrotta la lunga sequela di omicidi che caratterizzò il romanzo criminale cosentino nei primi anni ’80. Ma, come avviene nelle storie di ‘ndrangheta, gli equilibri sono sempre legati ad un filo e nel 1989, dopo tre anni di silenzio, si ricomincia. Infatti il 27 gennaio 1989 nel centro cittadino viene ucciso Rinaldo Picone. L’omicidio che venne deciso per futili motivi viene addebitato ai fratelli Bartolomeo. La vendetta non si fa attendere ed il 20 giugno 1989 scompare Carmine Luce, che si era alleato con i Bartolomeo.

Dario Notargiacomo, da collaboratore di giustizia, nelle sue dichiarazioni racconta “Per noi i soldi della bacinella (l’importo mensile versato ad ogni componente del gruppo) non c’erano più. Volevano seppellirci in carcere”. Evidentemente erano convinti che i fratelli Notargiacomo, Dario e Nicola, con i fratelli Bartolomeo, Stefano e Giuseppe, accusati dell’omicidio Cosmai non uscissero più dal carcere. Invece, i quattro, dopo aver avuto la condanna all’ergastolo in primo grado, in appello ed in cassazione furono assolti. “Quando siamo usciti dal carcere - afferma Dario Notargiacomo - abbiamo prima cercato di capire quale fosse il nostro ruolo”.

E’ ovvio che essendo stati scaricati i Notargiacomo ed i Bartolomeo iniziarono a muoversi in autonomia. Ma muovendosi in modo autonomo ed essendo giovani determinati e ambiziosi andarono subito in conflitto con chi aveva già consolidato il proprio potere e con chi mirava a mantenere uno stato di tregua e di pace che per le organizzazioni criminali corrisponde sempre ai periodi nei quali si combinano i migliori affari. E' nel periodo di pace che si organizza un capillare giro di spaccio di stupefacenti, che si entra nel giro degli appalti e subappalti pubblici e che ci si addentra nel tessuto socioeconomico della città. Prende il via, quindi, una seconda guerra di mafia che si chiude con la morte dei fratelli Bartolomeo che cadono in una trappola nel gennaio del 1991.

Ma per delineare la capacità e la taratura criminale del piccolo ma agguerrito gruppo basti accennare al fatto che i fratelli Notargiacomo in seguito all'arresto per l'omicidio del direttore del penitenziario cosentino, Sergio Cosmai, mentre erano detenuti nel carcere di Trani, in Puglia, riescono a creare dei solidi rapporti con esponenti di spicco del clan mafioso di Brancaccio a Palermo guidato dai potentissimi fratelli Graviano, Filippo e Giuseppe che sconta l'ergastolo per essere stato ritenuto il mandante dell'omicidio di Don Pino Puglisi. In merito ai rapporti con i fratelli Notargiacomo lo stesso Giuseppe Graviano nell'ottobre '88 venne a Cosenza per siglare un patto di collaborazione.

In seguito alla morte dei fratelli Bartolomeo i fratelli Notargiacomo, temendo di fare la stessa fine, scappano dalla Calabria rifugiandosi a Roma ma nel 1992 Nicola Notargiacomo viene arrestato e Dario si costituisce nel dicembre '93. E durante la detenzione nel Penitenziario di Rebibbia a Roma i fratelli Notargiacomo, vengono addirittura avvicinati ed invitati da alcuni esponenti dei Lupi Grigi, l'organizzazione terroristica della quale faceva parte Ali Agca che il 13 maggio 1981 attentò alla vita di Karol Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II, ad entrare nell'organizzazione, Invito che declinarono. In seguito diverranno collaboratori di giustizia e testimonieranno in un processo tenuto a Palermo, proprio contro i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano.

Ma la collaborazione fra esponenti della mala calabrese e cosentina con i compari della potente mafia siciliana è sempre esistita. Francesco Marino Mannoia, conosciuto con il soprannome de “Il chimico” per la sua abilità di organizzare e gestire raffinerie di droga, da pentito, nel 1995 parlò di alcune raffinerie che vennero impiantate nel versante ionico della provincia di Cosenza e sostenne anche che la collaborazione nel lucroso traffico degli stupefacenti, e prima delle sigarette di contrabbando, si può far risalire sin dai primi anni '70. Anche Franco Pino nelle sue dichiarazioni da collaboratore raccontò di rapporti solidi con la mafia siciliana.

Quando il capo dei capi, Totò Riina decise di ricorrere alla strategia del terrore con le bombe di Firenze e Roma, prima di agire volle che un proprio luogotenente incontrasse i più importanti personaggi della 'ndrangheta per chiedere sostegno sull'azione stragista contro lo Stato. L'incontro si tenne in un villaggio turistico del vibonese, ma la 'ndrangheta non accettò considerando un errore la strategia d'attacco frontale contro lo Stato. Per l'organizzazione criminale calabrese è vitale infiltrarsi nelle maglie dello Stato con il potere della corruzione e lo scontro diretto è sempre perdente. La storia e gli eventi che seguiranno negli anni successivi daranno ragione alla strategia sotterranea e silente della 'ndrangheta.

E non solo i cosentini potevano vantare rapporti con la mafia siciliana ma anche con le famiglie del reggino ed il 3 maggio del 1990 a Bisignano viene ucciso Domenico Condello di Reggio Calabria, un favore richiesto da potenti capi reggini. Il 15 agosto cade Demetrio Amendola, di soli 26 anni. Delitto del quale si è assunto le proprie responsabilità di mandante, l’ex boss Franco Pino. Pochi giorni dopo, il 24 agosto viene ucciso Francesco Andali. Per il pentito Nicola Belmonte “venne ucciso perché si appropriava del denaro frutto delle estorsioni per giocare a carte”. Nonostante la pace raggiunta il romanzo criminale cosentino continua comunque a seminare lutti e dolore.

 

Gianfranco Bonofiglio

 

 

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