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Sabato, 27 Ottobre 2018 09:29

S&P conferma rating Italia BBB, outlook rivisto al negativo

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Rating confermato ma outlook negativo. Il verdetto dell' agenzia Standard & Poor's sulla sostenibilità finanziaria del sistema italiano arriva alle dieci di sera e suona come un campanello di allarme, materializzando i timori di un percorso sempre più a ostacoli per il governo italiano alle prese con la presentazione della legge di bilancio. "Il piano economico del governo - fa sapere S&P - rischia di indebolire la performance di crescita dell'Italia". Nel mirino anche la riforma delle pensioni, che rappresenta "una minaccia ai conti pubblici". Per ora però il declassamento non c'è, mantenendo l'Italia a due lunghezze di distanza dal livello 'spazzatura' (BBB).

Il nuovo test è atteso per lunedì, alla riapertura dei mercati, quando gli occhi saranno di nuovo sullo spread e la tenuta dei bancari. "S&P lascia invariato il suo rating. Riteniamo che questo giudizio sia corretto alla luce della solidità economica del Paese: l'Italia è la 7/a potenza industriale al mondo e la 2/a manifattura Ue. La competitività delle imprese ci permette di avere un surplus commerciale consistente e il risparmio delle famiglie è solido. Sulla decisione di portare in negativo l'outlook e su alcuni giudizi negativi sulla manovra economica, siamo fiduciosi che mercati e istituzioni internazionali comprenderanno la bontà delle nostre misure".

Tutto un "film già visto", commenta Matteo Salvini che assicura che in Italia non salteranno "né banche né imprese". Fatto sta che per l'agenzia di rating Usa le stime del governo non tornano: la crescita, sostengono gli analisti americani, viene rivista al ribasso (1,1%) e il deficit è più alto di quello messo nero su bianco da Roma e pari al 2,7%. Dopo giorni in cui i due vicepremier hanno sostenuto ripetutamente di non essere disponibili a cambiare manovra e strategia in politica economia, non è però detto che non diventi più forte la posizione di chi sostiene la necessità di qualche ritocco, con un occhio in particolare alle banche che potrebbero subire più di altri il peso del differenziale fra i Btp e i Bund.

La partita certo resta complicata, anche per i toni accesi scelti dagli alleati. Solo poche ore prima della valutazione negativa di S&P, Luigi DI Maio aveva infatti assicurato di non temere le agenzie di rating. Ma non solo. Il leader pentastellato sceglie anche di andare allo scontro con il governatore della Banca centrale europea Mario Draghi, che ha messo in guardia dalle ricadute dell'innalzamento dello spread proprio sugli istituti di credito. "Siamo in un momento in cui bisogna tifare Italia - osserva - e mi meraviglio che un italiano si metta in questo modo ad avvelenare il clima ulteriormente". Riescono a mostrare "molto più rispetto" addirittura i ministri tedeschi, è la chiosa.

Vero è che gli istituti bancari sono da giorni al centro di riflessioni da parte del governo, dove si registrano spesso anche approcci diversi fra gli alleati. L'Italia è pronta a tirare su un muro difensivo, "costi quel che costi", è la tesi di Matteo Salvini. "Nessuna banca salterà. Se qualcuno pensa - prosegue il leader della Lega - di speculare sulla pelle dei risparmiatori e degli italiani, sappia che c'è un governo e c'è un paese pronto a difendere le sue imprese, le sue banche e la sua economia".

Ma questo, aveva puntualizzato un paio di ore prima l'altro vicepremier (Di Maio), "non significa prendere soldi dagli italiani". Qualsiasi intervento che ricadesse in qualche modo sui risparmiatori sarebbe d'altro canto difficile da giustificare per il governo giallo-verde che della loro difesa ha fatto una bandiera. Una strada possibile, secondo Salvini, potrebbe essere allora proprio quella delle fusioni: "se ci sono le condizioni economiche, perché no?", osserva il leader della Lega. Intanto Roma continua a essere alle prese anche con Bruxelles, che in settimana ha bocciato la manovra: anche su questo fronte non si registra al momento alcuna volontà di cambiare rotta ma il confronto resta aperto, fa sapere il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker.

 

 

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