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Venerdì, 12 Ottobre 2018 06:33

Cara Meloni, così Fratelli d'Italia diventerà come il Pdl: moderato

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Giorgia Meloni Giorgia Meloni

Con un’intervista su La Verità, Giorgia Meloni ha presentato la sua idea di un nuovo movimento sovranista e conservatore. La leader di Fratelli d’Italia vuole uscire dall’ombra causata dalla straripante avanzata a destra di Salvini e ha usato il palcoscenico di Atreju per provare a giocarsi due carte: Bannon e il sovranismo allargato. Ottenendo immediata visibilità ma rischiando di cadere in contraddizione e soprattutto di subire un effetto boomerang. Partiamo da Steve Bannon, invitato dalla Meloni per mostrare di essere anche lei parte di un circuito internazionale e dunque di avere una rilevanza nonostante i consensi molto ridotti rispetto alla Lega e nonostante sia fuori dal Parlamento UE.

La proposta “The Movement” sta allettando molti movimenti sovranisti data la grande capacità di stratega della propaganda di Bannon, tuttavia a differenza degli altri la Meloni lo ha presentato al suo popolo come una sorta di Papa straniero a cui appaltare la linea politica, immagine che non ha entusiasmato un mondo che è spiccatamente nazionalista. Poi c’è il tema del nuovo partito. La Meloni lo presenta rivendicando di esser stata lei, creando Fratelli d’Italia, a salvar la destra da Berlusconi.

Rivendicando una podestà dell’area sovranista che però non tiene conto del fatto che Fratelli d’Italia nasce come retromarcia di una classe dirigente che aveva sciolto An nel Pdl di Berlusconi salvo poi rendersi conto che così si sarebbero sciolti anche loro. La Meloni ha avuto il merito e il coraggio di intervenire per salvare il salvabile da quella scellerata operazione condotta da Fini & Co., coraggio poi però mancatole nel momento in cui avrebbe dovuto finire il lavoro aggregandosi a Salvini per realizzare un grande fronte identitario (che Il Talebano stesso caldeggiaò organizzando il primo meeting congiunto Lega-Fdi a Firenze con Giorgetti, Donzelli e Marion Marechal Le Pen).

Risultato è che Salvini ha fatto da solo, è riuscito comunque a scardinare il monopolio Berlusconi del centrodestra, ha costruito fatto diventare la Lega un movimento identitario nazionale da 30%, ha evitato la formazione del governo Pd-Forza Italia formando lui un governo alternativo con i 5 Stelle. E Fratelli d’Italia si ritrova ora suo malgrado opposizione con Pd e Forza Italia. Ora ci sono le europee e FDI avrebbe l’occasione di tornare ad avere un ruolo. Per farlo deve raggiungere quel 4% mancato 5 anni fa per circa 100mila voti, così da poter avere una (seppur piccola) truppa in Europa da aggregare al gruppo dei sovranisti.

Tuttavia la strategia che la Meloni sta adottando per riuscirvi rischia di rivelarsi un involontario suicidio. L’idea del movimento sovranista e conservatore ha tutta l’aria di tradursi nella copia in miniatura del Pdl dal quale invece vorrebbe dissociarsi. Se da un lato infatti la leader di Fdi giura infatti di non voler ripetere infauste fusioni con Berlusconi, dall’altro in pratica sta aprendo le porte a tutti i diseredati dal Cavaliere, come dimostra l’accordo fatto con Raffaele Fitto nella speranza di incamerare le 280mila preferenze che questo prese per sé nel 2014 e che potrebbero rivelarsi vitali per raggiungere il 4% (seppur il Fitto di oggi sia molto meno in voga di 5 anni fa e quelle preferenze le prese con Forza italia).

Il problema è che questa operazione che nasce per salvare la sua destra in realtà potrebbe invece ucciderla, per due motivi: innanzitutto perchè integrare i barbari moderati significa inevitabilmente dover annacquare quel sovranismo del quale vorrebbe essere paladina, proprio come avvenne con la fusione nel Pdl; poi perchè, considerando il numero degli eletti previsti e il numero di preferenze del quale sarebbero capaci i potenziali suoi candidati, con tutta probabilità a essere eletti in Fdi sarebbero i nuovi arrivati a scapito di tanti giovani militanti e dirigenti che sarebbero certamente più utili dei Fitto alla causa sovranista. E così in FDI accadrebbe quel che accadde nel PDL: la marginalizzazione della “destra”.


Fonte: Iltalebano.it, articolo scritto da Vincenzo Sofo

 

 

 

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