Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy

          

Sabato, 09 Dicembre 2017 10:10

Per l'elaborazione e l'affermazione del concetto di "Legalità sostenibile"

Rate this item
(1 Vote)
Mauro Mellini Mauro Mellini

Voglio scusarmi anzitutto con i miei affezionati lettori se verso sulla loro paziente benevolenza di cui mi danno tanta prova l’elaborazione di riflessioni cui la mia preparazione, la mia cultura, sono sicuramente inadeguate. Se oso farlo è perché “nel paese degli orbi beato chi ci ha un occhio”. E, se sono convinto di questa inadeguatezza, ben più fermamente lo sono di quella di molti altri che non solo parlano e scrivono, ma operano ed impongono a noi di operare e di sopportare, dando di quel che dico io, la prova quotidiana di una certa fondatezza, realizzando il contrario di quanto queste mie povere riflessioni imporrebbero a chi ha ben altre responsabilità. Mi è capitato (mi sta capitando spesso) di sentirmi rimproverare l’”esagerazione” di una mia affermazione: quella espressa, ad esempio in un mio articolo del 6 ottobre 2017, incluso nella raccolta “Non è solo Saguto”.

“Esagerato” sarebbe affermare che le misure di prevenzione antimafia sono causa, chiudendo i rubinetti di altri fonti di credito, del rigoglio degli affari finanziari della mafia, cui garantiscono il monopolio della prestazione del credito e degli investimenti, in un “mercato parallelo” così privilegiato e protetto. “Esagerato” è aggettivo che non esprime che un giudizio relativo. Esagerato rispetto a che cosa? Questi miei non richiesti maestri, infatti, si mostrano scandalizzati del fatto che io affermi, in sostanza, che “addirittura” la “legalità” farebbe più danno della mafia stessa. Il che, oltre ad essere diverso da ciò che dico è affermazione in sé vuota a falsa. Povera “legalità”!!! Da principio fondamentale del diritto penale dei paesi civili “nullum crimen, nulla poena, sine praevia lege penali” è divenuta una arbitraria espressione di ciò che è contrapposto al crimine, al “sistema criminale”. Ne è stato cioè invertito sconciamente il concetto, al contempo svuotandolo e banalizzandolo. Legalità, sarebbe quella cosa che insegnano le mogli dei magistrati e dei poliziotti nelle scuole di Sicilia, di Calabria, di Campania.

Ed invece questo concetto di legalità dovrebbe essere nuovamente elaborato, approfondito, studiato da menti aperte, schiette ed acute. Quali, in verità poche se ne trovano oggi. Sento il dovere di cercare di farlo non essendo in condizione di potermi definire tale. Non è da escludere che da un ignorante forse un po’ presuntuoso, quale io sono, qualcosa di nuovo e di utile riesca a venire fuori. Legalità è un sistema. Il sistema delle leggi, dei principi, così come emergono dalla lettera e dalle interpretrazioni ed, ahimè, applicazioni che se ne fanno. Un sistema che varia nelle sue caratteristiche fondamentali, che diventa il metro del bene e del male della società che lo adotta, che ha, deve avere, perché altrimenti non è che un sistema sgangherato, una sua coerenza che ha, limiti di flessibilità. Se la legalità è metro di compatibilità di fatti, atteggiamenti, con situazioni del vivere civile, non è essa stessa priva di riferimenti ed esigenze di coerenza. Non ogni “legalità”, oltre che “legale” (ovviamente) può dirsi “buona”, adatta, compatibile. Sostenibile è il termine giusto. Con che cosa? Con le strutture materiali e morali dei popoli e degli Stati in cui deve spiegarsi. Con il loro sistema e con la realtà della loro economia.

Si può, anzi, affermare che la legalità non può che essere coerente e “sostenibile” rispetto alla realtà economica e sociale cui dovrebbe imporsi. Questo è il punto. Difficoltà ed attriti in questo rapporto esistono sempre. La loro entità, durata, qualità, segna il limite della “sostenibilità”, che è poi imprescindibile dato della legalità, della sua essenza ed “unicità”. Perché se la legalità, si fa per dire, numero 1 non è sostenibile, accanto ad essa inesorabilmente si crea un altro sistema ad essa analogo e contrario. Potremmo chiamarla la “legalità” n. 2 o illegalità. Questo concetto si traduce, anzitutto in quello ben altrimenti espresso e sostenuto da una mente come quella del grande giurista Santi Romano (“La pluralità degli ordinamenti giuridici”).

Che però non approfondì mai, sul piano sociologico, politico e su quello della loro conflittualità degli “ordinamenti”, inevitabile in questa pluralità, né, che io sappia, la sviluppò con adeguate indagini e riferimenti storici. Uno sguardo alla nostra storia ed a quella di queste “entità parallele”, oltre che a quella della nostra economia e del suo sviluppo e dei suoi momenti di ristagno e di regresso può dare, io credo, risultati di enorme rilevanza ai fini della conoscenza della natura, degli sviluppi, della genesi e delle augurabili prospettive di estinzione di fenomeni come quelli della mafia, della camorra etc. Essi sono tutti, chi più e chi meno evidentemente, in epoche e situazioni diverse, frutto “parallelo” di sistemi economici con ordinamenti e leggi insostenibili imposti dalla legalità “ufficiale”, dello Stato e di altre forme di potere dati ed accettati come “normali”.

Senza spingersi troppo addietro nel tempo, si può dire che certamente “insostenibile” si dimostrò negli Stati Uniti la legislazione proibizionista delle bevande alcoliche. Che, oltre a far crescere l’abuso dell’alcool, rafforzò la malavita facendone un sistema potente e capace di “autoproteggersi” con la corruzione e la violenza. Tutta la storia della nostra Repubblica è segnata dall’istituzione di un sistema semi socialista imperniato sulle “partecipazioni statali”. Un sistema giuridico-economico insostenibile nel contesto generale italiano ed occidentale. L’effetto fu quello di un parallelo sistema di “adattamento” della democrazia e del sistema dei partiti ad una “spartizione” depredatoria del potere e del denaro pubblico profondamente radicato e tale da apparire inestirpabile con la “legalità di fatto” di tangenti, spartizioni, depredazioni. Altri meno appariscenti fenomeni di legislazione “insostenibile” ve ne furono, quale quello, assai poco studiato, della “pressione sociale” sulla proprietà edilizia, già duramente provata dalle distruzioni belliche, sulla quale fu, di fatto, riversato gran parte del peso del problema casa.

Ne seguì il passaggio di gran parte di quelle vecchie proprietà in mani di speculatori disposti a valersi di mezzi mafiosi per sfruttare le loro acquisizioni eludendo limiti e imposizioni. Alcune situazioni di criminalità organizzata da ciò ebbero origine in varie città. Perché questa “economia sommersa” (alla cui floridezza si deve buona parte del “miracolo” economico italiano, finché ci fu, e, poi della sopravvivenza del Paese in periodo di crisi) finisce sempre per crearsi l’equivalente (criminoso) della protezione legale che, in quanto “sommersa” non ha nell’apparato dello Stato. E l’”economia sommersa” è, in buona sostanza ed in parte notevole, la conseguenza di una insostenibilità di norme che impongono oneri, vincoli, condizioni e complicazioni burocratiche che nella realtà dell’economia e dell’assetto sociale non possono trovare adeguata applicazione.

La più evidente e grossa di queste situazioni è quella dell’evasione fiscale, frutto in misura cospicua dell’esorbitante livello della pressione tributaria. Se c’è un’economia che vive e sopravvive grazie all’evasione, ad un certo punto ad essa diventa “necessario” l’inserimento, la protezione, l’equivalente della “giustizia”, che può essere fornita solo dalle grosse organizzazioni criminali. Ma chi ritenesse che per combattere le organizzazioni criminali, la mafia, la camorra etc. etc. bisognerebbe semplicemente arrivare a far scomparire l’evasione fiscale, commetterebbe un grosso errore di inversione dei termini della questione. Sono considerazioni che assai meglio di me altri potrebbe sviluppare. Temo, però, dia vere per occuparmene, una qualità purtroppo non troppo diffusa: quella di non temere di parlare e pensare controcorrente.

Mauro Mellini

 

Rubrica "L'Angolo delle riflessioni..." di Mauro Mellini

Mauro Mellini  è un avvocato e politico italiano. Ama definirsi un giovane battagliero di soli 90 anni. E' stato fra i fondatori del Partito Radicale ed è stato deputato della Republica. Ha  ricoperto il ruolo di componente del Consiglio Superiore della Magistratura. Editorialista e saggista, è autore di numerosi scritti, in cui con vena polemica indaga sulle storture della legge. Il suo testo più noto è Così annulla la Sacra Rota (Samonà & Savelli), che contribuì fortemente all'approvazione della legge sul divorzio. Nel 2006 ha fondato insieme ad Alessio Di Carlo il periodico on line GiustiziaGiusta, dedicato ai temi della giustizia in chiave garantista. È stato ed è uno dei primi e più strenui difensori del garantismo, a partire dal celebre caso Enzo Tortora. Immensa e sterminata la sua opera letteraria e bibliografica sin dal 1967. Fra le sue opere: L'annullamento facile (pseudonimo Simplicius), 1967. Così Annulla la Sacra Rota, Samonà e Savelli, 1969.

Le sante nullità, Savelli, 1974. 1976 Brigate Rosse, operazione aborto, Savelli, 1974. La Rima nel Pugno, Partito Radicale Lazio, 1979. Eminenza la pentita ha parlato, I Ed., Pironti, 1982.

Una Repubblica pentita, supplemento di Notizie Radicali, 1984. C'era una volta Montecitorio, EquiLibri, 1984. Il giudice e il pentito, Sugarco, 1986. Norme penali sull'obiezione di coscienza, Scipioni, 1987. Misure di prevenzione, Partito Radicale, 1987. La notte della giustizia, Stampa Alternativa, 1990. Eminenza la pentita ha parlato, II Ed., Adriatica Ancona, 1993. La bancarotta della giustizia, SIR, 1990. Il partito che non c'era, Adriatica Ancona, 1992. Il golpe dei giudici, Spirali/Vel, 1994. Toghe padrone, Spirali/Vel, 1996. E arrestarono Nicolò Nicolosi, Edi.De.Gi., 1997. Il Regime Gattopardo, Spirali/Vel, 1998. Nelle mani dei pentiti, Spirali, 1999. Processo al Capomandamento, 2003. Tra corvi e pentiti, Koiné, 2005. La fabbrica degli errori, Koiné, 2005.

'sta povera giustizzia, Rubbettino, 2008. Il partito dei magistrati, Bonfirraro Editore. Ritorno a Tolfa, Bonfirraro Editore.

Con grande soddisfazione su "La Voce Cosentina"  si inaugura un'apposita rubrica dedicata alle riflessioni e agli scritti di Mauro Mellini che non potranno che impreziosire la nostra testata on line. Un sincero grazie ad un valente giurista e ad un gigante della storia del garantismo italiano.

 

 

 

 

 

Share/Save/Bookmark

SEGUI LA DIRETTA TV DI CALABRIA NEWS 24

« July 2018 »
Mon Tue Wed Thu Fri Sat Sun
            1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30 31          

Archivio Articoli

La Calabria vista da... Mario Greco