Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy

          

Domenica, 07 Ottobre 2018 10:18

Cosenza, Madonna del Pilerio, l'Arcivescovo Aniello Calcara con Enzo Bilotti

Rate this item
(0 votes)
L'l'Arcivescovo Aniello Calcara con Enzo Bilotti L'l'Arcivescovo Aniello Calcara con Enzo Bilotti

La Madonna del Pilerio, che in questi giorni si celebra, fu salvata nel 1943 da Mons. Aniello Calcara (1941-1961) che la sottrasse ai devastanti bombardamenti del 12 aprile e il 28 agosto, che misero in ginocchio Cosenza, portandola nel Convento dei Padri Minori di Pietrafitta. Il 1948 fu l'anno del "Peregrinatio Mariae" indetto da Mons. Calcara come preparazione al Congresso Mariano programmato per il 1951. Il 20 febbraio un violento terremoto travolse di nuovo la nostra Città ed anche in questa occasione i cosentini si affidarono alla protezione della Madonna del Pilerio.

Aniello Calcara, fu arcivescovo di Cosenza dal 1940. Il suo episcopato durò ventuno anni attraversati da eventi straordinari per la società, come la guerra, il catastrofico caos politico, amministrativo e sociale in cui cadde la Città con 1307 famiglie senza tetto e 436 in baracche fino agli anni '50, il passaggio alla repubblica e le battaglie politiche della Democrazia Cristiana. L’Arcivescovo era anche un fine intellettuale che riteneva che la filosofia e la poesia potessero essere uno strumento di evangelizzazione. Il tratto distintivo della sua produzione è armonizzazione dell’umano con il divino, in particolare la Madonna in aderenza alla realtà e alla verità religiosa.

Autore anche di un trattato di estetica, dedicato alla espressione artistica della Madonna nel 1951, Monsignor Calcara dedicò di suo pugno dei versi alla Madonna per le celebrazioni per la patrona di Cosenza, la Madonna del Pilerio musicato da Giuseppe Scalzo. Il Presule, come ricordato nel rosone del Duomo, diede impulso e completò i lavori di restauro del "tempio" della Madonna del Pilerio che ripristinarono sia all'esterno che all'interno dell'edificio, gli austeri connotati romanico-gotici che negli ultimi tre secoli la cattedrale aveva perduto.

Calcara era legato da profonda amicizia con Enzo Bilotti ed in lui trovò grande sostegno in molte iniziative religiose e sociali quali la riedificazione e ridecorazione della bombardata chiesa di San Nicola, la "Minestra di San Lorenzo" nel palazzo Quintieri-Bilotti ai Padolisi, l'Oasi Francescana con la donazione dell'area edificabile per l'accoglienza delle persone emarginate. Quest'anno, al fine di celebrare i 30 anni dalla Proclamazione della Madonna del Pilerio a Patrona di Cosenza sarà inaugurata l'esposizione dell'icona Bilotti denominata: "Virgo Lactans" (Madonna del Latte).

Una significativa "galactotrofusa" di epoca angioina, un fondo oro attribuita ad un artista locale ispiratosi alla Madonna del Pilerio. La galaktotrophousa si riferisce all'iconografia dove la Vergine è raffigurata nell'atto di allattare il figlio nel solco della tradizione cristiano-bizantina consolidatasi in quella cristiana. Nel Museo diocesano lunedì 8 ottobre ore 12 nel Museo Diocesano saranno messe a confronto le due icone di stesso impianto iconogrfico prodotte rispettivamente in epoca sveva ed angioina per il culto pubblico e per la devozione privata, in una convergente centralità del culto mariano a Cosenza.

Entrambe si rifanno all’archetipo riconducibile a quella dipinta, secondo la tradizione, da San Marco Evangelista a Constantinopoli, distrutta dai turchi ma fatta copiare da Eudocia e portata a Napoli, e poi al Santuario di Montevergine (Avellino), dalla quale derivarono varie versioni come quella di Aversa (Caserta) e le cosentine. L'appellativo "del Pilerio" è riconducibile al periodo spagnolo, in occasione del terermoto 1576.

La Vergine Allattatrice, il latte dalla mammella "Trapeza" rimanda alla mensa eucaristica. Le caratteristiche bizantine, potrebbero essere di derivazione della Città di Cosenza all’eparchia greca fin dal IV secolo e della vicina Rossano. Nella tradizione e nella liturgia bizantina è uso collocare la Vergine alla porta del Tempio e nei punti strategici delle Città come atto di affidamento alla “Custode” del popolo di Dio, dal greco puloròs, custode della porta.

L'iconografia della Virgo Lactans in collezione Bilotti è impiantata su simbolismi formali e cromatici. Il fondo oro rende le icone misticche, metafisicche e divine. Il rosso della veste del bambino e della Vergine la kecharitoméne il suo copricapo maphorion, sono simbolo della divinità e regalità e di grazia; il manto blu che avvolge la Vergine ne indica la sovrannaturale celestialità; le stelle d'oro cosparse sul manto simboli di verginità e le 3 più grandi con i raggi a croce, posti rispettivamente sulla fronte e ai lati, sulle spalle rappresentano la salvezza del genere umano quale opera congiunta del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Il cordone ombellicale che cinge il corpo del Bambino come un nastro, indica la natura divina del Figlio di Dio. Lunedì 8 sarà un momento significativo religioso, storico, culturale per la nostra Città.


Redazione

 

 

Share/Save/Bookmark

SEGUI LA DIRETTA TV DI CALABRIA NEWS 24

« October 2018 »
Mon Tue Wed Thu Fri Sat Sun
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31        

Archivio Articoli

La Calabria vista da... Mario Greco