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Venerdì, 05 Ottobre 2018 09:58

Lucio Marzo condannato a 18 anni e 8 mesi per l'omicidio della fidanzata sedicenne Noemi

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Noemi Durini e Lucio Marzo Noemi Durini e Lucio Marzo

E' stato condannato a 18 anni e 8 mesi di reclusione Lucio Marzo, il 18enne di Montesardo Salentino reo confesso dell'omicidio della sua fidanzata sedicenne Noemi Durini, uccisa il 3 settembre del 2017. Lo ha deciso il Tribunale dei Minorenni di Lecce dove il processo si è celebrato con rito abbreviato. "Non potrò mai perdonarlo, bisogna dargli l'ergastolo", ha detto Imma Rizzo, la madre di Noemi. Con Lucio, ha spiegato la donna, "ci siamo guardati negli occhi e in quello sguardo c'era un anno intero di sofferenza".

"La parola perdono - ha sottolineato - non esiste perché non potrò mai perdonarlo. Lui dovrà chiedere perdono a Noemi e alla sua coscienza". "Bisogna che cambi questa giustizia - ha aggiunto la mamma di Noemi - che cambino queste leggi: un reo confesso di un delitto fatto con così tanta crudeltà non può partire con un rito abbreviato per minori". "Bisogna dargli l'ergastolo - ha concluso - poi si vede in che maniera recuperarlo, ma in un secondo momento. Intanto deve pagare".

"Non c'è soddisfazione di nulla. Mia figlia non c'è più. Ora resterà (Lucio Marzo, ndr) in carcere per 18 anni e 8 mesi, spero che rifletta su quello che ha fatto", ha aggiunto la madre di Noemi. "Mi aspettavo anche 30 anni, non basta una vita per un gesto come questo", ha detto lasciando lasciando l'aula dopo la sentenza.

LA CONFESSIONE

"L'ho uccisa con un coltello che Noemi aveva con sé quando è uscita dalla sua abitazione". E' questo un particolare che l'omicida reo confesso della sedicenne Noemi Durini avrebbe rivelato agli investigatori durante il suo primo interrogatorio. "Ho reagito - questo il racconto del giovane - di fronte all'ostinazione di Noemi a voler portare a termine il progetto dello sterminio della mia famiglia". "Ero innamoratissimo di lei. Dopo lo sterminio della mia famiglia volevamo fuggire a Milano. Subito dopo l'uccisione dei componenti della famiglia di lui, i due - sempre secondo il racconto dell'omicida reo confesso - avrebbero progettato di fuggire a Milano e a prova di quanto da lui detto, il giovane ha affermato agli investigatori che avrebbero potuto trovare sotto il suo letto una lista di numeri di telefono di Milano, numeri di telefono di luoghi dove era possibile poter dormire.

 

 

 

 

 

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