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Mercoledì, 05 Settembre 2018 09:24

Costituito il Comitato contro il Nord, ma il vero nemico del Sud non è la "nomenclatura" politica locale votata dai meridionali?

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Si è costituito a Cosenza il primo comitato locale per rimarcare un forte "no alla secessione dei Ricchi". A firmare tale petizione molti docenti universitari, scrittori, economisti ed esponenti della società civile. La petizione indirizzata al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e senato, ai parlamentari e ai cittadini è mirata a fermare i progetti di legge per l'autonomia di alcune Regioni del Nord e precisamente del Veneto, della Lombardia e dell'Emilia Romagna.

 Tali progetti di legge mirano al riconoscimento dell'autonomia regionale per ben 23 materie. Nella petizione si lamenta il fatto che tale autonomia non potrà che subire forti ridimensionamenti su scuole, ospedali, e tutto ciò che riguarda il settore pubblico. Lodevole iniziativa che rimarca ancora una volta l'assenza del mondo politico meridionale.

Non dovrebbero essere i parlamentari eletti nelle Regioni del Sud a tutelare gli interessi dei meridionali. Non sono quei politici magari votati da tanti firmatari della petizione che sono delegati tramite il voto popolare a tutelare gli interessi dei territori. I Lombardi, i Veneti ed i Romagnoli tutelano i loro interessi. Non sono certamente loro che devono pensare alla Calabria e alle regioni meridionali. Tale compito dovrebbe spettare a chi eletto in Parlamento dai voti dei meridionali. Ma purtroppo sono stati proprio i parlamentari eletti negli ultimi anni i primi traditori della questione meridionale. Coloro i quali hanno pensato a ben altro che agli interessi dei loro territori. Anche per manifesta incapacità di farsi sentire e di uscire dal perimetro del parlamentare - peones che non conta nulla.

La petizione dovrebbe essere rivolta ai cittadini che dovrebbero acquisire la coscienza del voto. Basta con il voto venduto per una falsa promessa. Basta con il voto ai peggiori, ai masnadieri, agli imbroglioni. La petizione può anche avere un senso ma la prima autocritica è quella che devono fare tutti, soprattutto in Calabria, ed in particolar modo i cosiddetti intellettuali che sono stati e sono in gran parte e con le dovute eccezioni parte integrante di un sistema che ha massacrato la Calabria e che ha annullato la questione meridionale.

E certamente le università non sono stati immuni dai sistemi di potere dei partiti che hanno inquinato la cosiddetta cultura spesso di sinistra per convenienza e per carriera. Basti osservare nelle Università il potere dei baroni e le intere famiglie avviate alle carriere universitarie. Il Nord tutela i propri interessi. Il Sud delega ai peggiori nemici dello stesso Sud quel potere di rappresentanza che, invece, viene utilizzato per propri fini personali e di potere spesso dinastico e familiare. Come tutti sanno il "tengo famiglia" nella cultura meridionale ha fatto sempre la parte del leone in tutti i campi, nessuno escluso.


Redazione

 

 

 

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