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Venerdì, 10 Agosto 2018 11:53

Ritrovata l'arma del delitto del giudice Antonino Scopelliti, dopo ben 27 anni si aprono nuovi scenari

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Antonino Scopelliti Antonino Scopelliti

Sono trascorsi ben 27 anni dall'omicidio del giudice Antonino Scopelliti ed in occasione delle celebrazioni per l'anniversario in ricordo di un giudice integerrimo il Procuratore Capo della Procura di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, ha annunciato il ritrovamento di un fucile calibro 12 che gli inquirenti ritengono essere l'arma utilizzata per il delitto. Una novità che lascia ben presagire altre novità che potrebbero far luce su quella giornata oscura nella quale un leale servitore dello Stato ha pagato con la vita la sua indubbia integrità morale e professionale.

Il Giudice Scopelliti, da sostituto procuratore generale in Cassazione, era impegnato con il fascicolo "Maxi Processo a Cosa Nostra", il processo istruito da Falcone e Borsellino che segnò una svolta epocale nella storia della lotta alla mafia. Da subito negli ambienti giudiziari si sostenne che l'omicidio venne compiuto in Calabria dalla 'ndrangheta per fare un favore agli amici siciliani.

Gli esiti processuali sinora non hanno avuto alcun esito ma da tempo numerosi collaboratori di giustizia hanno detto la loro sull'omicidio Scopelliti e non è detto che il ritrovamento dell'arma non sia stato possibile per effetto di qualche indiscrezione ricevuta da qualche pentito e che non possano seguire ulteriori sviluppi.

Ed un ulteriore sviluppo su come inquadrare quel particolare periodo storico non può che provenire dall'inchiesta e dal processo denominato "Ndrangheta Stragista" che delinea con una certa precisione non solo il periodo storico ma soprattutto i legami del tempo fra la criminalità siciliana, in particolar modo i corleonesi, e le famiglie più rappresentative e potenti della 'ndrangheta.


Redazione

 

 

 

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