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Sabato, 07 Luglio 2018 09:18

Te lo ricordi il Bar Manna?

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Te lo ricordi il Bar Manna? Non è il solito refrain, è il nostro modo per iniziare una triste argomentazione su ciò che sta accadendo e che è destinato a proseguire, probabilmente con enfasi maggiore, nel prossimo futuro. Te lo ricordi il Bar Manna? Quante volte lo abbiamo detto o sentito dire noi che abbiamo superato gli anta? Ora è giunto il momento di essere consapevoli che ormai frasi di questo genere appartengono allo scrigno dei ricordi.

Fino a qualche anno fa la chiusura di un esercizio commerciale era cosa rara e si dava a questi eventi un enorme risalto, lasciando in dono tristezza e malinconia perché con quella chiusura anche un pezzetto della nostra vita si chiudeva. Si riusciva ancora a godere del lato umano delle cose, si riusciva ancora a vivere con la giusta considerazione un evento negativo, non restando impassibili ed indifferenti.

Oggi è diverso. Le attività aprono e chiudono alla velocità della luce e non hanno il tempo di imprimere in noi, nessun segno. Vi è una costante azione volta a distogliere l’attenzione da alcuni problemi, provando a far percepire una città che è molto diversa dalla realtà.

Forse per questo non ci fa effetto un Corso d’Italia con decine di saracinesche abbassate, Corso Umberto antico crocevia dei clienti della provincia, da tempo abbandonato da tutti, o un Corso Mazzini ormai privo di quei negozi eleganti e profumati che rendevano peculiare la nostra città. Oggi c’è spazio solo per alcune categorie, perché maggiormente aderenti al concetto di città ed al modo in cui essa viene vissuta.

Possibile che sia tutto giustificabile con un affrettato e banale...”c’è crisi !”? Lo spauracchio che da anni ci terrorizza ma che poi in realtà conosciamo bene, perché in questi luoghi la crisi l’abbiamo sposata da secoli e spesso si è costretti a vivere un ménage fatto di piccoli trucchi per risparmiare e comparire.

Eh maledetta crisi...ma non quella di cui abbiamo parlato prima. O meglio non solo lei. La crisi vera è quella della mancanza di idee per rilanciare in modo sano il bel commercio di una volta. La crisi vera è la mancanza di considerazione del pensiero e delle necessità dei cittadini e degli effetti che si riversano sul tessuto socio economico, nel momento in cui vi sono scelte da assumere.

Questa è la vera crisi. L’impoverimento delle coscienze.

Maria Grazia Cavaliere - Nuccio Tangari, “Buongiorno Cosenza”

 

 

 

 

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