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Venerdì, 05 Gennaio 2018 13:45

Orlandino Greco: "Il mio commento all'editoriale di Arcangelo Badolati sull'industrializzazione in Calabria"

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Orlandino Greco Orlandino Greco

"E' vero: in Calabria sono arrivati finanziamenti di straordinaria entità per decenni, ma allo stesso tempo non si può ignorare come questi siano in realtà serviti unicamente a legittimare un modello di sviluppo che aveva come unico obiettivo quello di colonizzare il sud attraverso interventi calati dall’alto, distanti dai territori, inseguendo processi deviati e improbabili di emulazione." 

E' quanto scrive in una nota il consigliere regionale Orlandio Greco. "Dalla “Liquichimica” di Saline Jonica alla “Emiliana Tessile” di Cetraro, dal “gruppo Tessile” a Castrovillari alla “Marlane” a Praia a Mare, dalla “Pertusola Sud” a Crotone all’area di “San Gregorio” a Reggio Calabria passando per la “Sir” di Lamezia Terme, così come nel resto del sud dall’ “Ilva” di Taranto, ai complessi chimici di Brindisi, Cagliari, Sassari, Porto Torres, dall’ “Italsider” di Bagnoli all’ “Alfasud” di Pomigliano d’Arco, abbiamo assistito a tentativi maldestri di industrializzazione che hanno lasciato unicamente orrende cattedrali nel deserto in aree naturalistiche straordinarie che dopo decenni non sono state ancora bonificate."

"Così come viene da chiedersi chi si sia avvantaggiato in Calabria dall’utilizzo, ma sarebbe meglio dire sfruttamento, dei beni comuni come acqua, sole e vento. In moltissimi casi, per non dire tutti, a gestire questi settori sono state imprese con sede legale al nord che hanno preso senza lasciare nulla ai territori, alle comunità, depauperando paesaggi e risorse. Per dirla tutta: le aziende facevano e fanno il loro lavoro, concordo quindi sull’ingombrante responsabilità della politica calabrese che, nei diversi livelli istituzionali, non è stata in grado di programmare degli interventi che consentissero la reale valorizzazione dei nostri territori."

"Per essere chiari: il regionalismo, per come è stato inteso fino ad oggi, è stato l’emblema di un Paese che non ha mai smesso di correre a velocità alternate e diverse, in un contesto generale frammentato, disunito e disomogeneo. In una visione distorta di centralismo governativo, si è tentato di emulare modelli di sviluppo in territori dove mancavano le condizioni ambientali, economiche e sociali tali da garantirne l’adeguata stabilità. Sono stati finanziati interventi, misure, progetti di (sotto)sviluppo, laddove mancavano e mancano ancora le infrastrutture di base. Si è preferito contentare attraverso distribuzione di assistenzialismo a pioggia, senza misura, senza futuro, senza tenere conto del potenziale delle comunità e delle reali condizioni dei luoghi."

"Ecco perché si rende necessario un nuovo regionalismo che sia ispirato e orientato dalle vocazioni dei territori e delle comunità. Il problema non è l’entità dei finanziamenti ricevuti, ma la capacità di avere una visione politica in grado di incrementare il potenziale economico e l’occupazione senza impoverire paesaggi e ambienti, nel pieno rispetto delle comunità. Ritengo che negli ultimi anni si sia fatto molto di più rispetto al passato in termini di programmazione, ma i risultati, che auspico importanti, si vedranno a breve solo se i governi centrali punteranno sulla valorizzazione delle reali vocazioni della Calabria senza tentare l’emulazione inutile e costosa di modelli di sviluppo adottati ad altre latitudini che, come dimostrato nella storia, hanno lasciato solo fango e macerie."

"La classe politica calabrese, a tutti i livelli istituzionali, se vorrà davvero riscrivere la storia della nostra terra dovrà puntare su due obiettivi fondamentali:

  1. Opporsi ai tentativi di neocolonizzazione dettati dai governi centrali in tacito accordo con le imprese del nord attraverso politiche di programmazione a medio lungo termine così da evitare nuovi interventi straordinari e di emergenze utili solo a gonfiare le tasche dei soliti noti;
  2. Selezionare una classe politica che sia espressione dei territori e che si formi attraverso esperienze sul campo nei comuni, gli unici veri laboratori di politica e amministrazione rimasti dopo la fine dei partiti tradizionali."

 

 

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