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Venerdì, 05 Gennaio 2018 08:33

Scuole italiane interessate alla sperimentazione del liceo breve

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Pino Assalone Pino Assalone

E’ di qualche giorno l’uscita dell’elenco da parte del MIUR delle scuole italiane interessate alla sperimentazione del liceo breve, ossia da 5 anni portarlo a 4. Nel solo comune di Cosenza sono stati soddisfatti 3 Licei: Il liceo classico Telesio, il liceo Lucrezia della Valle e l’IIS Pezzullo, quando nella sola Sicilia 4 licei sono stati beneficiati dalla sperimentazione e nella regione Calabria nessuno istituto ha avuto il parere positivo per l’istituzione della sperimentazione.

Come FLC-CGIL , in compagnia di buona parte della comunità scientifica, ci siamo espressi sin da subito in maniera contraria al cosiddetto “liceo breve” perché abbiamo valutato questa scelta del MIUR profondamente errata , rivelatrice di una visione poverissima dell’istruzione e della sua missione, che va nella direzione opposta rispetto a ciò di cui ci sarebbe effettivo bisogno.

Riteniamo che ogni operazione relativa alla scuola debba essere compiuta con il fine di cogliere i bisogni degli studenti, di affrontare e superare le disuguaglianze, di costruire processi di inclusione. Questi sono gli obiettivi che deve avere, e non può non avere, la scuola pubblica come previsto dal dettato costituzionale (ancora in vigore, nonostante tutto).

Il taglio di un anno impoverisce fortemente la qualità formativa della scuola e naturalmente colpisce maggiormente le fasce più deboli e povere della popolazione studentesca. Rappresenta un ulteriore e pesante attacco alle finalità educative e didattiche dell’istruzione pubblica che mira a formare cittadini capaci di analisi ed elaborazione critica dell’esistente, consapevoli di sé, del mondo in cui vivono e delle importanti questioni che lo percorrono.

L’insopportabile bugia che questa sperimentazione favorisca l’anticipo dell’ingresso nel mondo del lavoro si scontra con la dura realtà dell’enorme disoccupazione giovanile nel Paese (oltre il 40%!) e delle caratteristiche di quel poco di offerta che c’è sul mercato lavorativo, tant’è che oltre 100.000 (!) giovani abbandonano ogni anno le nostre terre. In un territorio difficile e problematico come quello cosentino ci sarebbe bisogno di ampliare sempre più l’offerta formativa, aumentare la permanenza nelle scuole dei nostri studenti. Implementare il tempo scuola e il tempo pieno e non attuare politiche scolastiche che riducono gli spazi di permanenza.

La scuola italiana e a maggior ragione quella cosentina, non ha bisogno di semplificazioni, di percorsi formativi celeri per accorciare il percorso di ingresso nel mondo universitario e con la stessa tempistica nel mondo del lavoro. Ancora, il “liceo breve” partirà come sperimentazione riservata ad un’élite, quella dei cosiddetti “eccellenti” (selezione su selezione, dunque), i quali magari riusciranno anche a riscontrare esiti positivi comprimendo nei quattro anni il lavoro che si prevede in cinque. Ma certo questi non rappresentano i livelli standard di apprendimento e, quando dalla sperimentazione si passerà alla generalizzazione, il risultato sarà naturalmente quello di un drastico ridimensionamento della qualità offerta formativa per tutti.

Inoltre sarebbe necessario contare sul perfetto funzionamento della scuola, sopraindicati assenza di specifici investimenti e risorse aggiuntive, quindi organici dell'automa adeguato, un numero congruo di docenti firmati per la metodolia Clil, organico Ata necessario e sufficiente, possibilità sostituire il personale che si assenta. Edifici in grado di costruire ambienti di apprendimento adeguati allo scopo, laboratori in cui hardware e software quanto meno dialoghino tra loro e non per ultimo, scuole non appesantire da infinite e spesso contraddittorie molestie burocratiche.

“La sperimentazione per ridurre gli anni delle scuole medie superiori italiane da cinque a quattro è la riprova che la scuola è nelle mani di barbari. Anzi, più esattamente, di barbari incolti”. Così affermava il prof. Asor Rosa qualche giorno fa. Barbari che hanno il solo scopo di ridurre la spesa per l’istruzione a scapito della quantità e qualità dell’offerta formativa. Noi siamo totalmente d’accordo con lui. Per questo ci siamo assai stupiti di quanto deliberato dai tre lstituti scolastici cittadini.

Siamo sempre più convinti che la sperimentazione voluta dal MIUR per la riduzione a quattro del ciclo di studi nei licei è una vera e propria sciagura, soprattutto per gli studenti ma anche per il personale della scuola con ripercussioni anche sul personale ATA. In questo modo si assottiglia non solo il percorso formativo dei ragazzi ma anche degli organici del personale docente nonché del personale ATA. Secondo noi non si tratta di nessuna innovazione, per come invece vuole intenderlo il MIUR e le scuole che aderiscono a questa sperimentazione.

Siamo di fronte a un progetto culturale privo e non suffragato del benché minimo valore scientifico, sia per quanto riguarda gli aspetti pedagogici che didattici, nonché metodologici. E come se non bastasse il MIUR vorrebbe estendere la sperimentazione ad altri 92 istituti superiori. Secondo noi è necessario allargare il dibattito, per confrontarci in ogni sede sulla nostra contrarietà alla sperimentazione, ci spingono a ciò motivi che vanno ben oltre gli slogans estivi o gli interessi di parte e corporativi ma che investono direttamente la società di oggi e quella di domani.

Viene da pensare che si stia cercando solo di abbreviare un corso di studi facendo un piacere a chi ambisce ad una scuola più selettiva, nel momento in cui si dice che i contenuti rimangono gli stessi del corso quinquennale cheorienta di fatto l'iscrizione di quegli alunni che, se non già eccellenti, di sicuro contano su vantaggi di contesto familiare.

Pino ASSALONE
Segretario Flc-Cgil Cosenza

 

 

 

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