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Venerdì, 05 Gennaio 2018 08:06

Crisi dell’edilizia e chiusura di piccole imprese e studi professionali

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Il crollo della filiera delle costruzioni dal 2008 al 2016 ha provocato la perdita di 549.000 occupati (-28%), non solo operai e impiegati ma naturalmente anche ingegneri e architetti. Da sottolineare che nel settore non c’è ancora alcuna ripresa significativa, ma nonostante il prezzo degli immobili si sia a volte dimezzato, c’è chi ha proposto e continua a proporre tasse sempre più alte e nuovi oneri per i proprietari di immobili.

C'è stata anche una forte contrazione dei piccoli lavori pubblici. Con l’intervento straordinario nel Mezzogiorno negli anni 80 e novanta i finanziamenti sono stati destinati non solo a grandi progetti strategici, ma anche a medi e piccoli progetti. In particolare con l’azione organica 6.3 destinata alle comunità montane sono stati finanziati molti progetti nelle aree interne, che hanno favorito soprattutto la salvaguardia e il recupero di piccoli centri storici.

E’ evidente che soprattutto per questi motivi si sono drammaticamente ridotti gli spazi per piccole imprese e per piccoli professionisti, con un impatto anche sulla crescita delle sofferenze bancarie. Il numero delle abitazioni progettate (nuove o recuperi di immobili esistenti) è crollato al livello degli anni '30. Molti professionisti dal 2008 ad oggi hanno chiuso i loro studi. Alcuni ora insegnano nelle scuole soprattutto del nord o lavorano all’estero.

Chi è riuscito ad andare in pensione si è trovato con sorpresa a percepire spesso anche solo 600/700 euro netti al mese. Pochi progettisti, soprattutto quelli appartenenti a reti di potere, sono riusciti ad ottenere importanti incarichi e ad essere inseriti in gruppi di lavoro anche per la realizzazione di grandi opere. Scrivo queste cose da anni ma spesso senza trovare interlocutori.

Anzi c’è chi è addirittura contento del crollo della filiera delle costruzioni, perché in questo modo si riduce il consumo del suolo, obiettivo condivisibile ma che non può essere l’unico da perseguire. In caso contrario per coerenza bisognerebbe essere soddisfatti del blocco di qualsiasi attività industriale o terziaria. L’obiettivo deve essere lo sviluppo sostenibile, non il blocco di ogni attività e la povertà’ diffusa.

In regioni come la Calabria oltre il 39% degli individui vive al di sotto della soglia di povertà, per cui bisognerebbe preoccuparsi soprattutto di non far crescere ancora queste percentuali già allarmanti.

Vincenzo Gallo

 

 

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