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Negli ultimi tempi si discute molto dell'iniziativa della Regione Veneto frutto del referendum voluto dal Governatore Zaia e tenuto lo scorso 22 ottobre nel quale i veneti richiedono un maggior numero di deleghe da parte del Governo e nel quale si stabilisce che il 90% delle tasse pagate dai Veneti vengano poi redistribuite all'interno della stessa Regione. In molti considerano tale iniziativa una secessione mascherata ma una secessione vera nei confronti delle regioni meridionali, considerato anche che altre regioni del Nord sono pronte per percorrere la stessa strada dell'apripista venata.

Ma tale discussione induce anche a delle riflessioni che, ovviamente, in chiara tendenza controcorrente e avulse da quella cultura dominante radical chic sinistroide, non potranno che essere di minoranza e non gradite ai più. La secessione del Nord è il frutto non dell'azione della Lega ma la conseguenza naturale ed in atto da decenni di una motivazione molto più profonda.

Al Nord vengono eletti politici che tutelano gli interessi del Nord con le proprie azioni politiche, al Sud gli elettori eleggono rappresentati politici che, a parole, dicono di tutelare gli interessi del loro territorio ma poi, in realtà, lavorano per mantenerlo alla fame, per carpirne il voto di scambio, per fare i propri interessi e per tutelare il vero centro di potere meridionale che sono le mafie ed in primis la 'ndrangheta. Vorrei chiedere a chi legge chi è da recriminare. Salvini, la Lega ed i politici del Nord che tutelano i loro interessi o i politici del Sud che non contano nulla e che pensano solo ai loro affari.

Se il Sud è in queste condizioni lo si deve alla capacità dei meridionali di votare sempre i peggiori, di eleggere sempre i più traffichini e di aver eliminato tramite il voto al compare, all'amico dell'amico, all'imbroglione di turno chi, invece, poteva tutelare gli interessi locali. Chi è più corrotto il candidato che promette di annullare con le amicizie la multa o la falsa invalidità o qualsiasi altro "favore" o chi si vende il proprio voto per dieci euro o per una promessa che quasi sempre è fasulla? Noi meridionali pagheremo il prezzo della nostra inerzia, della nostra corruzione endemica, del voto clientelare totalizzante.

Non prendiamocela con chi tutela i propri territori. Perché Zaia dovrebbe pensare ai calabresi, giustamente pensa ai veneti. Ma se in Calabria vi fosse stato candidato uno come Zaia i calabresi non lo avrebbero votato. Avrebbero preferito un Mario Oliverio o un Pino Gentile. Finiamola di attaccare gli altri e facciamoci un bagno di umiltà e di mea culpa, soprattutto quelli del Pd che hanno distrutto tutto e che oggi si ergono a giudici degli altri e di chi, nelle proprie terre ha ben governato.

Nella Prima Repubblica il Sud con la questione meridionale ha comunque avuto rappresentanti degni di questo nome, basti pensare al calabrese Giacomo Mancini, con la seconda Repubblica la questione meridionale è scomparsa e al Sud è avanzato un ceto politico che era le terza e quarta fila della Prima fatto di affaristi, cialtroni e finanche ignoranti che non solo hanno rubato a man bassa ma erano e sono anche incapaci di promuovere qualsiasi battaglia politica. Era ovvio che con tale ceto politico il Sud si avviasse alla morte. Chi è causa del proprio mal pianga se stesso.


Gianfranco Bonofiglio

 

 

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