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Dopo averlo respinto il 5 giugno, gli eurodeputati avevano proposto una vasta serie di emendamenti al testo. Oggi hanno approvato alcune modifiche proposte dal relatore Axel Voss agli articoli 11 e 13 della proposta di direttiva sul Copyright, che erano stati contestati in una campagna a favore della libertà di Internet. Il via libera della plenaria apre ora la strada ai negoziati con il Consiglio. Immediate e di segno opposto le reazioni alla notizia. "La direttiva sul diritto d'autore è una vittoria per tutti i cittadini", dice il presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani. "Oggi - aggiunge su Twitter - il Parlamento europeo ha scelto di difendere la cultura e la creatività europea e italiana, mettendo fine al far-west digitale".

"Ha vinto l'Europa della cultura e della creatività contro l'oligopolio dei giganti del web", dice l'europarlamentare del Pd, Silvia Costa. Dal M5s, l'europarlamentare Isabella Adinolfi parla invece di "una pagina nera per la democrazia e la libertà dei cittadini. Con la scusa della riforma del copyright, il Parlamento europeo ha di fatto legalizzato la censura preventiva. Il testo approvato oggi dall'aula di Strasburgo contiene l'odiosa link tax e filtri ai contenuti pubblicati dagli utenti. E' vergognoso! Ha vinto il partito del bavaglio".

Rincara la dose il vicepremier Luigi Di Maio, che parla di un atto "che legalizza la censura preventiva" e di ingresso "in uno scenario da 'Grande Fratello' di Orwell". Il leader grillino promette battaglia in tutte le sedi e agli europarlamentari lancia un messaggio chiaro: "Sarà un piacere vedere, dopo le prossime elezioni europee, una classe dirigente comunitaria interamente rinnovata che non si sognerà nemmeno di far passare porcherie del genere. Un messaggio per le lobby: questi sono gli ultimi vostri colpi di coda, nel 2019 i cittadini vi spazzeranno via".

Tenendo conto delle modifiche al testo della direttiva, che sarà la base per la trattativa con il Consiglio, i colossi digitali dovrebbero "condividere" i loro ricavi con artisti e giornalisti. Diversi emendamenti alla proposta comunitaria passati in votazione mirano a garantire che i creativi, in particolare musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, e anche editori e giornalisti, siano remunerati per il loro lavoro quando questo viene utilizzato da piattaforme digitali come YouTube o Facebook e da aggregatori di notizie come Google News. La posizione negoziale del Parlamento rafforza la proposta della Commissione europea per quanto concerne la responsabilità delle piattaforme e degli aggregatori di notizie per le violazioni del diritto d'autore.

Nelle disposizioni introdotte si prevede che la semplice condivisione di collegamenti ipertestuali (hyperlink) agli articoli, insieme a "parole individuali" come descrizione, sarà libera dai vincoli del copyright. Invece se i link saranno accompagnati da descrizioni che soddisfano la lettura degli utenti, si ricadrà nella casistica degli snippet (foto e breve testo di presentazione di articoli): questi saranno coperti da copyright e quindi le piattaforme dovranno pagare i diritti agli editori per il loro uso.

Quanto ai controlli preventivi, qualsiasi misura adottata dalle piattaforme per verificare che i contenuti caricati non violino le norme sul diritto d'autore dovrebbe essere concepita in modo da evitare che colpisca anche le opere che non violano il copyright. Non sono previsti filtri sui contenuti ma una cooperazione tra piattaforme e detentori dei diritti d'autore "concepita in modo da evitare che colpisca anche le opere che non violano il copyright". Le piattaforme dovranno quindi istituire dei meccanismi rapidi di reclamo, gestiti da persone e non da algoritmi, per presentare ricorso contro un'ingiusta eliminazione di un contenuto.

Nel testo della direttiva viene specificato che il caricamento di contenuti su enciclopedie online che non hanno fini commerciali, come Wikipedia, o su piattaforme per la condivisione di 'software open source', come GitHub, sarà automaticamente escluso dall'obbligo di rispettare le nuove regole sul copyright. Escluse anche le piccole e micro imprese del web.

Quanto ai diritti di autori e artisti, il testo prevede che possano "esigere" una remunerazione supplementare da chi sfrutta le loro opere, nel caso il compenso corrisposto originariamente fosse considerato basso 'in misura sproporzionata' rispetto ai benefici che ne derivano.

 

 

 

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