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La cocente sconfitta del Pd in Calabria sommerso dal ciclone di voti presi dal Movimento 5 Stelle e che ha ridotto il Pd al 14,3% nonostante il governo della Regione con Mario Oliverio, nonostante le centinaia di amministratori fra sindaci, amministratori e assessori, i tanti posti occupati nei centri di potere del sottogoverno, le centinaia di sezioni ed i tanti iscritti. Una sconfitta dalle proporzioni storiche che ha polverizzato anche la rappresentanza parlamentare del partito che dalla numerosa pattuglia eletta nel 2013 della quale non rimane traccia alcuna si è ristretta a soli tre parlamentari, uno al Senato, il fedelissimo renziano, Ernesto Magorno e due deputati, Enza Bruno Bossio, la gentil consorte dell'inossidabile ed eterno Nicola Adamo e l'ex vicepresidente della giunta regionale Antonio Viscomi. Una disfatta annunciata come lo sarà quella alle regionali del 2019, ma, nonostante ciò, il Pd calabro continua a ripetere gli errori che furono tanto cari al vecchio Psi nella Prima Repubblica.

Una truppa di pochi professionisti della politica ha in mano saldamente il partito ed impedisce sistematicamente qualsiasi anelito di rinnovamento annullando qualsiasi possibilità di crescita di una nuova classe dirigente facendo spazio non a nuovi giovani portatori di idee e freschezza ma solo a qualche giovane replicante tenuto a bada attraverso qualche piccolo privilegio concessogli dal proprio capo. Cioè sempre dalla ristretta oligarchia di professionisti della politica che ha distrutto il Pd calabro e che lo distruggerà definitivamente nei prossimi anni. Il fallimento della rottamazione , verbo renziano finito al macero, ha determinato tutto ciò. Un Pd ancora governato dalla coppia Mario Oliverio - Nicola Adamo per i quali se si dovessero sommare gli anni di politica che ognuno dei due può vantare si otterrebbe una cifra intorno ai 70 - 80 anni di politica pura.

Sia Adamo che Oliverio nella vita non hanno mai fatto altro se non la politica intesa quale professionismo puro ed impegno giornaliero per decenni e decenni provenendo ambedue dalle file del vecchio Pci della Prima Repubblica. Oliverio addirittura a soli 27 anni nel lontanissimo 1980 era già consigliere regionale del Pci e Nicola Adamo idem, giovanissimo entrò in consiglio regionale sempre nelle liste del Pci. Un partito chiuso, refrattario ai giovani, chiuso nella gestione del potere e pronto a massacrare chi non si adegua ai potentati. Basti citare il caso dei consiglieri regionali Carlo Guccione e Giuseppe Giudiceandrea, invisi alla coppia Adamo - Oliverio.

Ovviamente il Pd ha contribuito in tal modo alla vittoria anche in Calabria di Matteo Salvini e del giovane Di Maio, infatti il Movimento 5 Stelle e la Lega su 31 parlamentari eletti in Calabria complessivamente ne hanno eletto ben 20, lasciando agli altri le briciole. Nonostante la flotta di deputati e senatori targati Cinque Stelle e Lega eletti in Calabria il Pd continua a pensare di aver vinto chiudendosi nelle cittadelle del potere, soprattutto la cittadella di Germaneto, quella regionale che nel 2019 verrà espugnata dai calabresi delusi pesantemente dalla nullità del Governo Oliverio e che sarà come la presa della Bastiglia, la fine dell'impero decadente del Pd. La monarchia targata Pd volge al tramonto ed è evidente per tutti tranne che per loro stessi. Così come in Francia la monarchia ballava e festeggiava mentre il popolo francese moriva di fame e la Rivoluzione incombeva alle porte di chi era convinto di essere al potere per l'eternità e per diritto divino.


Redazione

 

 

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