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Le buone regole del giornalismo inducono a non inserire degli interrogativi nei titoli di un "pezzo" ma in questa occasione si è deciso di trascendere dalla regola con la speranza che a tale interrogativo possano rispondere gli attori sociali interessati e si possa aprire un proficuo dibattito sul ruolo dell'Università della Calabria a 50 anni dalla sua legge istitutiva (L. 12 marzo 1968 n. 242) ponendo, infatti, alcuni interrogativi.

L'Unical nacque nel 1968, quale legge istitutiva e poi nel 1972-73 venne avviato il suo primo anno accademico, in un periodo cruciale della storia italiana con gli anni del movimento studentesco, della protesta, della riproposizione della questione meridionale, dei tanti meridionali che sfruttati nelle industrie del Nord si mobilitavano nei collettivi di sinistra e alimentavano gli scontri e gli scioperi nelle strade delle grandi città industriali, in primis la Torino della grande Fiat e la Milano delle fabbriche metalmeccaniche.

Un tempo gli emigrati calabresi prendevano la mitica "Freccia del Sud" e dopo un giorno intero di viaggio sbarcavano con le loro valigie di cartone legate con lo spago nelle città industriali per poter andare a lavorare nelle catene di montaggio. Oggi i giovani calabresi, come i loro padri e i loro nonni, prendono l'aereo a Lamezia Terme o i tanti bus che fanno la spola fra Sud e Nord per andare a lavorare negli uffici o ovunque vi sia la possibilità, non più con le valigie di cartone legate con lo spago, ma con le valigette di pelle contenente, il più delle volte, una bella pergamena di laurea magari ottenuta, dopo anni di studio ed impegno, proprio presso l'Università della Calabria.

Ma l'Unical non era nata come un Campus destinato alle nuove generazioni più curiose e pronte allo studio ma che non potevano permettersi da trasferirsi in Università blasonate e quindi per dare anche a chi non era figlio della borghesia imperante la possibilità di emanciparsi e di creare di conseguenza una nuova classe sociale in grado di far crescere e far da motore di sviluppo per la Calabria? . Un metodo per salire nella scala sociale attraverso la cultura e lo studio, in quell'ottica tutta sessantottina e di sinistra che la cultura al popolo significasse potere al popolo e, quindi, il sogno e l'utopia dell'immaginazione al potere? Si è realmente concretizzato tale sogno?

Oggi la Calabria è realmente più competitiva di come lo era nel 1968 o era ed è ancora oggi la regione più povera e meno propensa a dare spazio alle nuove generazioni fra tutte le regioni italiane? E' cambiata la Regione Calabria o è cambiata solo la forma dell'emigrazione? Dall'emigrazione dell'operaio che emigrava con la sola forza delle braccia al giovane ingegnere che emigra con la forza del suo cervello e della sua formazione?

Cambia solo la forma dell'emigrato o cambia una Regione che allora come oggi era ed è ancora basata sullo sfruttamento del bisogno e sull'impossibilità di poter emergere se non si è figli delle Caste dominanti, cioè quelli della borghesia politica e della borghesia mafiosa, i soli due poteri riconosciuti nella sempre più arretrata terra di Calabria dove il diritto rimane una chimera?

Si è trasformata dopo mezzo secolo la struttura sociale calabrese? Si è modificata la cultura calabrese, il senso della cittadinanza, l'impegno politico, la consapevolezza di essere cittadino e quindi portatore di diritti e di doveri? Si è sviluppato un senso civico tale da poter dire ed affermare che in Calabria esiste realmente la cosiddetta "società civile", termine tanto caro alle associazioni di sinistra o post- comuniste?

Quale ruolo ha realmente oggi l'Unical a 50 anni dalla sua nascita? Oppure anche per i laureati che rimangono in Calabria non esiste altro che poter lavorare per un tozzo di pane e senza tutela alcuna presso uno dei 240 call - center che operano in Calabria, la patria nazionale dei Call Center, e che occupano 15.000 giovani, molti dei quali laureati dell'Unical?

Questo era l'obiettivo dei padri costituenti dell'Unical nata come laboratorio nazionale del primo vero "Campus" universitario? Può oggi l'Unical essersi ridotta ad una Università provinciale gestita da una classe docente locale e lontana anni - luce della classe docente dei tempi di Beniamino Andreatta, primo Rettore dell'Unical, che tutela i propri piccoli orticelli di potere? A tali domande piacerebbe poter ospitare delle risposte con diversi punti di vista. Ci auguriamo che tale appello possa essere accolto.

Gianfranco Bonofiglio, Direttore "LaVoceCosentina.it"

 

 

 

 

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