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L'orribile legge elettorale con la quale gli elettori saranno chiamati a votare il 4 marzo ha prodotti molti guasti che ancora oggi, mentre si avvicina il giorno del voto, si evidenziano nel malumore di tanti iscritti, dirigenti e militanti dei partiti che formano la coalizione del centrosinistra che di quelli del centrodestra. Infatti il rimprovero mirato alle stanze del potere romano che sono poi quelle dove si sono decise le candidature è stato il fatto che non si è tenuto conto in alcun modo dei territori, mentre il concetto della quota maggioritaria contenuta nella nuova legge e che porterà all'elezione del 34% del Parlamento attraverso i collegi uninominali era proprio quello della territorialità.

Obiettivo sacrificato sull'altare dell'unica regola che oggi vige in politica, quella della fedeltà assoluta la capo dei partiti personali che imperversano nella Seconda Repubblica. A nulla valgono le capacità, le idee, le storie personali, l'attaccamento al territorio di appartenenza. quello che conta è essere servi, essere i migliori servitori del capo, quello che conta è l'adulazione e la servitù dimostrata, qualità che appartengono solo ai mediocri e ai leccaculo nati.

Motivo per il quale gran parte del Parlamento è strapieno di personaggi mediocri, incolti, senza storia e senza alcuna virtù, palese segno del fallimento del Paese e della deriva sociale e culturale dell'Italia che fu. L'aerea più colpita è quella del reggino ed è quella che scalpita di più. Infatti circola nella città dello Stretto un documento di protesta che dovrebbe essere inviato al segretario nazionale, Matteo Renzi, nel quale si esterna la delusione di non avere candidati del territorio. A tirare le fila di questa iniziativa il sindaco di Reggio Calabria, il giovane Falcomatà.

Non è dato sapere se veramente verrà inviato a Renzi e se le lamentele si trasformeranno in una vera e propria firma di adesione alò documento stesso ma appare chiaro che la resa dei conti si rinvia a dopo le elezioni dove in molti vorrebbero celebrare il congresso regionale per chiudere la nefasta esperienza della segreteria regionale affidata al fedelissimo per antonomasia di Matteo Renzi, il deputato uscente Ernesto Magorno, segretario regionale del Pd e capolista al Senato. Solo una cocente sconfitta del Pd in Calabria con un risultato intorno al 16 - 18% potrebbe porre in discussione la segretaria regionale di Ernesto Magorno.

E non è neanche certo che ciò potrebbe accadere realmente considerando che l'unico metro di misura del padre padrone del Pd, o, per meglio dire, del Pdr (Partito di Renzi) è la fedeltà. E per fedeltà a Matteo Renzi, il deputato e segretario regionale del Pd, ex compagno socialista ai tempi della Prima repubblica, Ernesto Magorno, non ha rivale alcuno. Mentre nel centrodestra si registra la restituzione di ben 282 tessere di Forza Italia in segno di protesta per la mancata candidatura del capogruppo regionale dei berlusconiani, Alessandro Nicolò.

Per il Presidente  dei circoli di "Forza Silvio" di Reggio Sud, Domenico Cicciù, Forza Italia è stato "Un “partito Giuda”  che ha colpito indegnamente alle spalle Nicolò, con un'azione meschina, favorendo catapultati che nulla hanno a che vedere con il nostro territorio e sostenendo chi in politica è buono per tutte le stagioni. Scelte che mortificano anni di lavoro sul territorio, in favore di carneadi, utili più a valorizzare l'asse cosentina interna al partito che a portare la millantata aria di rinnovamento".

Una polemica al vetriolo. Ma la polemica non è solo reggina. Ovunque si manifesta la insoddisfazione per le candidature fatte. Tutto ciò rafforza l'antipolitica ed il voto di rancore verso un certo modo di fare politica. A trarne vantaggio Il Movimento 5 Stelle che in Calabria sembra essere destinato a percentuali ben superiori di quelle nazionali. Già nelle politiche del 2013 il Movimento 5 Stelle raggiunse il 24,9%, una percentuale altissima ma ciò non rappresentò alcun monito per una casta politica calabrese fallimentare e deludente.

La probabile vittoria elettorale del Movimento 5 Stelle rappresenterà una ulteriore umiliazione per il ceto politico calabrese ma ancora una volta faranno finta di nulla e continueranno ad essere come sempre. Un danno permanente per la Calabria e per i calabresi.

Redazione

 

 

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